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Luci e ombre sull’Unità d’Italia nel 150° anniversario.

  • MATERA – E’ innegabile come la storia italiana dell’Unificazione sia legata indissolubilmente a quella Europea. Francia e Inghilterra, infatti, contribuirono materialmente, all’unione della penisola Italica sotto l’egida del Regno Sabauda, mentre, di contro, Vaticano e Austria, guardavano con timore ai nuovi scenari che si andavano delineando. E’ la premessa, che lo storico Nicola Tranfaglia, ha fatto, venerdì sera, a Matera, presso Palazzo Lanfranchi, per parlare di storiografia del periodo pre e post unitario, nell’ambito di un incontro sul tema, organizzato dal Centro Carlo Levi. Ma, mentre così palesi erano le strategie a livello europeo, mosse a neutralizzare i cattivi rapporti con i Borboni, ancora poco chiare, oggi, nel 150° anniversario, sono le motivazioni che spinsero il regno Sabauda a volere una sola Italia. Sono ancora vive due correnti di pensiero, quella secondo la quale si trattò di processo risorgimentale e di resurrezione identitaria e quella convinta di una volontà di pura annessione e colonizzazione da parte Piemontese. Lo storico ha confermato, infatti, che per capire meglio tutta la vicenda unitaria si dovrebbe studiare più approfonditamente tutto il periodo che va dal 1861 al 1870, ad oggi, purtroppo e con grande meraviglia, ammette: poco indagato. “Grandi temi, come il fenomeno del Brigantaggio, meriterebbero un focus maggiore – ribadisce – rispetto a quest’ultimo argomento, non esiste nessuno studio serio; conto di approdondirlo, personalmente, scrivendone un libro. Una questione meridionale, sicuramente, esisteva già da prima dell’unità d’Italia, a causa della presenza del latifondo e di governi dispotici, poi, dopo il 1861, non c’è dubbio, che le classi dirigenti del Nord non hanno risolto, anche nei decenni successivi, dei problemi, poi, che sono stati accantonati, completamente dal fascismo e rispresi soltanto nel 1945″.

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