Boccia: “Giusto mantenere la linea del rigore come sta facendo Mario Draghi”

L’ex ministro: “Il Pd deve diventare un partito nuovo, non un nuovo partito”

E’ giusto che il premier Mario Draghi continui sulla linea del rigore. A due settimane dalla conclusione del suo mandato come ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia torna a parlare in un’intervista al Corriere della Sera. “Quando c’è una pandemia di questa portata chi ricopre funzioni pubbliche non deve nascondere la verità, ma anteporre la salute e la vita agli interessi economici”. Duro l’ex ministro su Salvini e Renzi: il primo “è in campagna elettorale permanente e propone ricette magiche che non ci sono”, l’altro “ha portato la destra al governo del Paese, sia pure un governo di unità nazionale. E lo ha fatto tradendo gli elettori del Pd, perché lui e i parlamentari di Italia viva sono stati eletti da una comunità che non avrebbe mai consentito il ritorno della destra al governo”. Venendo al rapporto del leader di Italia Viva con Mohammed bin Salman, la comunità del Pd, “avrebbe chiesto le dimissioni di un proprio senatore o deputato che avesse intervistato a pagamento un despota sospettato di avere le mani macchiate di sangue”, commenta. Il Pd sostiene il governo Draghi “perché abbiamo a cuore il Paese”, dice Boccia, comunque Pd, Leu e M5S “hanno dimostrato insieme di saper governare il Paese durante la crisi pandemica”. Il progetto “di unire il riformismo che non si vergogna di avere radici a sinistra con le fratture sociali che attraversano il Paese è la sfida identitaria del Pd”. In ogni modo, chi nel Pd “dice che Conte è il passato non solo è ingeneroso, ma sbaglia. Significa non capire il sentimento popolare che c’è intorno all’esperienza umana e politica che abbiamo fatto”. Rispetto al ruolo dell’ex premier nel M5s “deciderà Conte cosa fare. Penso che resti valore aggiunto di una coalizione di centrosinistra”. Nel Pd “ripartendo dal lavoro di Zingaretti abbiamo bisogno di diventare un partito nuovo, non un nuovo partito, come disse Togliatti nel ’44”. E’ necessario, conclude Boccia, “portare gli ultimi dalla protesta al governo”. Quando sarà il momento “ci confronteremo senza ambiguità, ora è lunare la discussione sul congresso”.