Regionali Puglia, tempi certi adesso con il decreto. Ma per la doppia preferenza serve ancora un passo formale

Emiliano firma i documenti in extremis, a Roma ancora si discute sui provvedimenti accessori al voto di genere

 

Quattro firme per ufficializzare una data che era sì data per scontata, ma che solo le carte potevano confermare. Michele Emiliano ha finalmente firmato i decreti per l’indizione delle elezioni regionali in Puglia per il 20 e 21 settembre prossimi, quando si voterà anche per le elezioni amministrative e per il referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Una mossa attesa da settimane e arrivata in extremis, dopo la discussione sulla doppia preferenza in Consiglio regionale che ha portato a un impasse senza precedenti nella storia della Regione Puglia.

 

Lo stesso presidente del Consiglio Conte aveva confermato nelle scorse ore a Cerignola che non ci sarebbe stato alcun rinvio delle elezioni, ma l’ufficialità è arrivata poco dopo, con l’assenso della prefetta di Bari Antonella Bellomo nominata dal Governo commissaria straordinaria per lo svolgimento delle consultazioni pugliesi.

 

Intanto a Roma continua il lavoro in Parlamento per la conversione del decreto legge del Governo sulla doppia preferenza di genere. Dopo il via libera della Commissione Affari Costituzionali della Camera si attende l’ok dell’aula, prima dell’approvazione definitiva da parte del Senato nei prossimi giorni.

 

Ma restano in piedi ulteriori modifiche presentate da alcuni deputati come l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, oggi deputata PD: «Manca un passaggio – ha evidenziato in avvio dei lavori in Commissione – contenuto nella legislazione nazionale che indica i principi generali e cioè che le liste siano composte secondo la norma antidiscriminatoria che le rende inammissibili se uno dei due sessi è rappresentato in una percentuale superiore al 60 per cento. Senza questa norma potremmo giungere al paradosso di liste composte da soli uomini. Mi auguro che una correzione in questo senso del testo del decreto sia condivisa unanimemente da tutti i gruppi politici». Ricordiamo che allo stato attuale, sulla scorta del decreto di ricognizione firmato dalla prefetta Bellomo, chi non adempierà se la «caverà» con una sanzione pecuniaria.