Il Consiglio regionale respinge la mozione di sfiducia per Pittella

L’assemblea regionale lucana si è riunita a Potenza per votare la mozione di sfiducia nei confronti del presidente Pittella – ai domiciliari dal 6 luglio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Matera sulla sanità e sospeso dalla carica per effetto della legge “Severino”- formalizzata in un documento dal M5S siglato dai consiglieri di opposizione Benedetto (CD), Castelluccio e Napoli (FI), Rosa (FDI) e ovviamente dai due “Gianni pentastellati” (Leggieri e Perrino).

La mozione – nel cui testo si chiedevano le dimissioni del presidente Pittella “per l’impossibile prosecuzione della legislatura”, da chiudere per “dovere morale e politico” in relazione a “un sistema piegato a logiche clientelari” – votata per appello nominale, è stata respinta con 6 voti favorevoli (di Perrino e Leggieri del M5s, Rosa di Lb-Fdi, Romaniello del Gm, Napoli e Benedetto) e 12 voti contrari (Miranda Castelgrande, Cifarelli, Giuzio, Lacorazza, Polese, Robortella, Santarsiero e Spada del Pd, Bochicchio del Psi,, Galante di Ri, Pace del Gm e Soranno di Pp).

Il presidio all’esterno del palazzo della Regione del M5S

Il Movimento 5 Stelle nel corso della seduta ha presidiato l’esterno del palazzo regionale per enfatizzare mediaticamente la discussione in assemblea con un sit in e chiedere le dimissioni del governatore. Il presidio degli attivisti ha spiegato Perrino, è stato organizzato “per dare un segnale alla Basilicata, perché le questioni giudiziarie sono diverse dai contenuti politici: le indagini faranno il loro corso, ma politicamente è stato ‘scoperchiato’ un sistema e questo non può passare sotto traccia”.

I due consiglieri 5Stelle (da sinistra: Leggieri e Perrino)

“Questa mozione di sfiducia è un atto tristemente sterile” ha replicato in aula Mario Polese, segretario regionale del PD “un’arma spuntata per un agone politico che meriterebbe ben altri argomenti di confronto e non le scorciatoie del più strumentale dei giacobinismi per sovvertire i pensieri, indebolire la democrazia e avvantaggiarsi a colpi di improvvisazioni demagogiche”.

Dal punto di vista procedurale, Polese ha spiegato che il voto delle regionali di autunno “non subirebbe variazioni temporali seppur questa mozione venisse approvata”, dicendo poi “basta a questo sentimento ‘forcaiolo’ strisciante, pericoloso per l’intera tenuta democratica del nostro Paese”. Il segretario dem ha infine rivolto un passaggio del suo intervento “alle esternazioni di Salvini e Di Maio” che rappresentano lo “stesso scellerato cliché, quello della mortificazione quotidiana dei diritti civili e sociali del nostro Paese”.

La vicepresidente di Giunta regionale, Flavia Franconi

Da registrare anche nell’intervento della vicepresidente di giunta regionale (responsabile del dipartimento alla salute) la notizia dell’incontro romano con la titolare del dicastero Giulia Grillo e del suo capo di Gabinetto, nel corso del quale “è emerso che la Regione Basilicata è una delle poche del Mezzogiorno ad aver sempre conseguito il pareggio di bilancio, evitando il Commissariamento disposto in passato dal Ministero in altre aree del Sud”.

 

L’intervento del consigliere regionale Mario Polese (PD)

Signor Presidente, colleghi consiglieri,

lo dico con il massimo del rispetto che nutro e che ho avuto sempre nei confronti di tutti voi, maggioranza e minoranza: trovo questa mozione di sfiducia nei confronti del presidente Pittella un atto totalmente e tristemente sterile, un’arma spuntata per un agone politico che meriterebbe ben altri argomenti di confronto e non le scorciatoie del più strumentale dei giacobinismi per sovvertire i pensieri, indebolire la democrazia e avvantaggiarsi a colpi di improvvisazioni demagogiche.

Tutto ciò peraltro a pochi mesi da un voto che non subirebbe variazioni temporali seppur questa mozione fosse approvata, e che saprà essere arbitro imparziale di programmi e politiche diverse, le nostre e le vostre, che dovrebbero essere questo si reale terreno di confronto, e non altro. Anche per quella fiducia e quel rispetto non formale, per quanto mi riguarda, ma sostanziale e culturale nei confronti degli organi inquirenti, rispetto che noi dovremmo articolare in un asettico distacco sul piano politico delle vicende in corso di accertamento.

Il silenzio che ci suggerisce Bonaventura da Bagnoregio, e che io ho praticato in questi giorni, non vuol dire astenersi da un dibattito di merito rispetto al quadro mediatico emergente, sul quale tutti dobbiamo riflettere, ma che certamente non può essere il fulcro di una battaglia politica o oggetto di una campagna di odio e di livore personale, come sta accadendo, anche in dispregio di quelli che sono i principi della nostra Costituzione italiana, per la quale ogni cittadino, nessuno escluso, da Marcello Pittella a Virginia Raggi per intenderci, è innocente fino all’ ultimo grado di giudizio.

Basta con questo sentimento “forcaiolo” strisciante, pericoloso per l’intera tenuta democratica del nostro repubblicano Paese e parente, culturalmente, a quegli stessi sentimenti di aggressione e veemenza, contro le debolezze e le diversità che è proprio delle esternazioni di Salvini e Di Maio, maior e minus habens di uno stesso scellerato cliché, quello della mortificazione quotidiana dei diritti civili e sociali del nostro paese.Noi come legislatori, al netto delle appartenenze e casacche, siamo chiamati a produrre leggi, proporre idee per garantire ai lucani sicurezza e garanzia di futuro tanto per quei cittadini che ci hanno votato e tanto per quelli che non ci hanno votato. Non siamo delegati a sostituirci ai giudici. A ergerci censori, soprattutto se questo è motivato da meri calcoli elettorali. Non abbiamo il diritto di interferire e né di assumere posizioni da ultras. Il tema è troppo serio. I tribunali di piazza si facevano nel Medioevo. Oggi siamo nel 2018. Io non farò lo stesso errore a contrario e non nascondo l’emozione per il rapporto umano e personale prima ancora che politico a Marcello Pittella. Sono, infatti, più che certo che anche in questa occasione saprà far valere le proprie ragioni e la propria estraneità. Voglio, invece, insistere su un tema: noi siamo stati eletti e abbiamo il dovere di portare a termine tutti gli impegni assunti con i cittadini.

Comprendo, che vedendo ciò che accade a livello nazionale con Salvini che cavalca gli appetititi più beceri per alimentare divisioni, odio, razzismo al solo scopo di aumentare il proprio gradimento frangia di persone che è più sensibile alla rabbia e Di Maio, che fa del doppiopesismo, del complottismo la propria ragione politica solo per galleggiare tra un omissis, uno scivolone e qualche castroneria giuridica, al sol fine di resistere ad una deriva elettorale che già si è vista nel Sud e nei nostri Comuni alle scorse elezioni amministrative, possa indurre anche nella nostra Regione a una sorta di emulazione meccanica.

Ma sono certo che i cittadini e le forze positive di questa Regione sapranno fare muro contro questa deriva qualunquista e, consentitemi, anche un pò sempliciotta, ma proprio per questo pericolosa, che vuol cambiare le regole del gioco a partita in corso. Io ho fiducia negli italiani e nei lucani. Nel loro buon senso e nella loro misura. Siamo il popolo dei grandi giuristi (da Mario Pagano a Emanuele Gianturco), dei grandi Statisti meridionalisti (da Francesco Saverio Nitti a Giustino Fortunato), dei grandi intellettuali e letterati (da Sinisgalli a Pierro e Scotellaro). Non siamo il popolo dell’improvvisazione e dell’opportunismo.

Non voglio attardarmi oltre, perché credo che oggi le parole debbano essere misurate ma non posso esimermi dal dire che mentre qui ci attardiamo su vicende che non ci competono lo scenario politico nazionale ci consegna un quadro a dir poco desolante e preoccupante. Abbiamo un governo nazionale che si sta dimostrando il più inconcludente finora della storia. Registriamo situazioni al limite del paradosso, situazioni che sarebbero comiche se non fossero compiute da ministri e leader nazionali di partiti. Ma davvero pensiamo che meglio non si possa fare? Ma davvero vogliamo arrenderci a questo stato dell’arte. E non resterò a guardare e a subire un viceministro che viene in Basilicata a Matera senza avvertire le istituzioni, incurante dei protocolli e delle più semplici regole di buona educazione e trasforma una visita che poteva essere importante per il rilancio del Sud che vince e che si propone alla guida culturale del paese in una farsa.

In un comizietto senza contenuti ma solo con le solite accuse e con i soliti proclami da banditore di provincia. Da rappresentante della nostra Repubblica senza un minimo di contegno e rigore interviene a gamba tesa su una questione giudiziaria, in una fase così delicata emettendo sentenze e giudizi di una gravità inaudita, celebrando un processo in piazza, continuando a puntare il dito contro gli altri in maniera perfino violenta giustificando tutto a se stessi. Se questo è il tentativo di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese e frenare l’emorragia di consenso che i 5 Stelle stanno pagando per l’abbraccio mortale con la Lega Nord, sì Lega Nord perché sempre nordista rimane, di Salvini e Bossi non è un buon tentativo.

Le bugie alla fine hanno le gambe corte e gli slogan oramai in un tempo veloce come il nostro durano giusto il tempo di un caffè. Perché Di Maio a Matera non ci ha parlato, invece, di un decreto che taglia migliaia di posti di lavoro, molti lucani, salvo poi scaricare la responsabilità ai burocrati del Ministero che avrebbero modificato le carte durante la notte. Salvo poi, invece, essere smentito dall’Inps che gli ricorda che ne era a conoscenza da almeno una settimana. Così come quando dichiara : “La legittima difesa è un reato che vogliamo potenziare”. Reato? Insomma lucciole per lanterne. Tanta improvvisazione e poca conoscenza della materia. Ma questo è se non fosse una cosa serissima penserei a uno scherzo. Intanto questi sono quelli che ci governano.

Da De Gasperi e Nenni siamo passati, come lo hanno definito i suoi stessi alleati al più classico dei “Cetto Laqualunque”. E allora chiudo, riprendendo uno spunto dell’ottimo intervento dell’avv. Paolo Galante nello scorso Consiglio, noi siamo stati, lo siamo oggi e lo saremo sempre e comunque garantisti con tutti. E non rinunceremo mai ai nostri valori, liberali, progressisti e riformisti e con questi nelle prossime settimane continueremo a lavorare per il bene dei lucani.

La replica dei consiglieri M5S Gianni Leggieri e Gianni Perrino

Dietro l’imbarazzante discorso di Polese c’è l’ipocrisia della classe politica che ha distrutto questa regione: respinta la mozione di sfiducia a Pittella.

Questa mozione poteva essere un assist per la maggioranza del “Deus ex machina” delle raccomandazioni, Marcello Pittella. Un assist per tentare di ricucire una ferita sempre più profonda tra i cittadini lucani e la politica regionale.

Ancora una volta ci è toccato assistere alle imbarazzanti dichiarazioni del delfino di Marcello, Mario Polese. Quest’ultimo ha inaugurato le giustifiche scellerate allo schifo che è emerso dalle carte dell’inchiesta “Suggello”. Ancora nessuna parola di solidarietà da parte di Polese & co. per quei ragazzi che hanno partecipato senza l’aiutino e senza la fortuna di avere la sottolineatura della penna verde. Polese preferisce nascondere i raccomandati sotto il tappeto, lanciando banali strali alla Raggi e Di Maio, dimenticando che nessuno dei due è agli arresti domiciliari come il suo dominus.

Polese invece vive nel mondo dei protocolli, nel mondo degli inchini e delle riverenze di fronte al potente di turno. Polese vive in quel mondo parallelo e complementare a quel vespaio di clientelismo che ha pervaso il tessuto sociale di questa regione, distruggendola e riducendola a brandelli. Polese si svegli e si faccia un bagno di realtà. Abbia la decenza di chiedere scusa ai tanti ragazzi lucani che hanno abbandonato, sfiduciati, questa regione.

Prendiamo atto del fatto che questa maggioranza intende procedere imperterrita fino alla conclusione naturale di questa legislatura. Speriamo che in questi ultimi mesi si diano segnali di dignità e sobrietà alla cittadinanza, ma dubitiamo, visto il tenore di certe dichiarazioni targate PD.

L’intervento della vicepresidente della Giunta regionale, Flavia Franconi

Nel respingere con fermezza, a nome di tutta la giunta, la mozione di sfiducia, la vice presidente e assessore alle Politiche della Persona della Regione Basilicata Flavia Franconi ha concluso il dibattito consiliare sulla vicenda sanità.

In particolare, la vice presidente, dopo aver riconfermato le considerazioni espresse nello scorso consiglio, ha riferito in Aula sull’esito dei vari incontri avuti nella giornata di ieri presso il Ministero della Salute, nel corso dei quali è stato fatto il punto della situazione in Basilicata, anche alla luce del clamore mediatico innescato dalle vicende giudiziarie delle ultime settimane.

“Prima di incontrare il ministro Giulia Grillo, con la quale mi sono intrattenuta a lungo su una serie di tematiche di stretta attualità che non riguardano solo la Basilicata, in un clima di collaborazione che non faccio fatica a definire franco e cordiale, ho avuto modo di intrattenermi – ha spiegato – con il Capo di Gabinetto, il dott. Alfonso Celotto, confrontando i dati che reciprocamente avevamo a disposizione sulla situazione sanitaria in Basilicata. Dal confronto è emerso che la Regione Basilicata è una delle poche del Mezzogiorno ad aver sempre conseguito il pareggio di bilancio, evitando il Commissariamento disposto in passato dal Ministero in altre aree del Sud.

Subito dopo, come dicevo, ho avuto modo di incontrare il ministro Grillo, con la quale ho discusso di alcune “battaglie” che come Regione Basilicata stiamo portando avanti da tempo in seno alla Conferenza delle Regioni, per la revisione dei criteri di ripartizione del fondo sanitario.

I criteri sin qui seguiti sono ingiusti poiché tengono conto solo della quota capitaria e dell’età della popolazione interessata, quando ci sono indici molto più stringenti ed attuali, come quelli legati alla disuguaglianza e quindi alla povertà come fattore scatenante di molte patologie.

Con l’esponente di Governo, ho poi affrontato il tema generale del Payback farmaceutico, con i ricorsi amministrativi avviati dinanzi al Tar dalle industrie del settore, chiamate a versare a tutte le Regioni cifre consistenti, dell’ordine di circa 1,9 miliardi di euro. Per la sola Basilicata vale qualcosa come 19 milioni di euro

“Sono queste – ha aggiunto – le battaglie da condurre tutte insieme. A tal proposito chiedo che sia convocato un dibattito in consiglio sulla sanità lucana, visibile a tutti i cittadini, che affronti con trasparenza difficoltà e prospettive”.

Tornando alla mozione di sfiducia la Franconi ha affermato: “confermo il mio totale rispetto per il lavoro della Magistratura, e credo che prima di prendere qualsiasi decisione sia necessario aspettare. Riconfermo, inoltre, amicizia e vicinanza al presidente Pittella che spero possa dimostrare in tempi brevi la sua estraneità ai fatti contestati”.