Dopo l’inchiesta di Potenza e l’avviso di garanzia al presidente PD campano parte il tour di Renzi al sud

L’ordine di scuderia è chiaro e Matteo Renzi lo impartisce dando l’esempio ai suoi: sfuggire alla campagna contro il Pd dopo l’avviso di garanzia a Stefano Graziano (presidente del partito in Campania).

“Parliamo con i fatti dal governo e dal partito”, è l’input che il premier ha dato ai suoi per cercare di tamponare l’onda d’urto che la nuova inchiesta a nord di Eboli e a pochi giorni da quella lucana sul petrolio che ha portato alle dimissioni di una dei suoi ministri e che vede indagato un sottosegretario del Governo, potrebbe avere sulle prossime comunali.

[Ernesto Carbone della segreteria nazionale, per chi frequenta i Social è l’autore del famoso tweet del #ciaone: “noi garantisti, facciamo dimettere subito a differenza del M5s”]

Ai vertici del Pd pare abbia impartito l’ordine di rottamare facendo pulizia nelle liste campane e pur tenendosi lontano dalle manifestazioni elettorali in vista delle comunali di giugno punta a dare il suo contributo con interventi del governo al sud e con un tour nel mezzogiorno nei prossimi giorni.

Che la Campania fosse un buco nero è noto al Pd da anni. Non è un caso che Pier Luigi Bersani abbia evitato ieri di affondare il coltello nella piaga. Da qualche mese proprio il Pd di Caserta era stato commissariato da Roma così come altre sezioni campane del partito.

E se la Campania è un buco nero la Basilicata è un buco rosso. Non solo per le grane petrolifere, o per l’iniziativa del presidente del Consiglio Lacorazza che ha dato filo da torcere con l’iniziativa referendaria antitrivelle, unica in Italia a raggiungere il quorum. Rosso perchè ha ha dato i natali a quello che si candida ad essere ormai “l’antirenzi” per eccellenza, il potentino Roberto Speranza della minoranza dem vicino di pianerottolo di un altro storico suo oppositore: Michele Emiliano da Bari.

Rosso è anche l’allarmeche ancora non si spegne, e non solo perchè le contromisure adottate per fronteggiare la crisi campana sono considerate insufficienti dall’ex presidente di Regione (Antonio Bassolino) sconfitto alle primarie per Napoli, il quale lancia un allarme “questione morale” che ai piani alti del Pd registrano con insofferenza.

L’imperativo in questa emergenza è quello di evitare in ogni caso le polemiche, ribadendo la linea di “aspettare l’esito delle indagini della magistratura” da Potenza a Napoli.

Dal canto suo, Renzi si mostra concentrato sull’impegno del governo per cercare di far girare pagina alla Campania (e non solo). “Siamo partiti dalla Campania, regione strategica” ha spiegato nella Enews diffusa ieri “ci siamo presi impegni per Bagnoli, per la Terra dei Fuochi con le ecoballe, per le infrastrutture strategiche a cominciare dalla Napoli-Bari, per Caserta e Pompei”.

E per cercare di combattere la camorra, il premier annuncia la firma del primo dei decreti per tenere aperte le scuole dei quartieri Sanità e Forcella anche d’estate. Tra sabato e lunedì poi Renzi farà un tour del sud che andrà da Reggio Calabria (per la solenne inaugurazione del Museo dei Bronzi di Riace) fino alla Sicilia, per concludersi rapidamente con la firma del “patto per la Basilicata”.

Un tour de forceche anche dall’ottica del marketing comunicativo è teso a segnare la distanza tra le “opposizioni che urlano” (leggi: gufi) ed “il governo che fa” (gli instancabili ottimisti).

Per rafforzare il concetto, il premier Matteo il primo maggio ha deciso di dare corso all’annuncio di stanziare con il Cipe oltre due miliardi e mezzo per la ricerca e uno per la cultura. Chiaro, tenendosi ben lontano dalle piazze per le comunali e puntando invece, a riempire teatri e manifestazioni organizzate a sostegno del referendum sulle riforme di ottobre.

Oggi è giovedì, lunedì partirà presto dalla sua Firenze per un battage che per mesi punta a mobilitare i cittadini e coprire le ragioni del no.