Trivelle. Il CdM approva decreto per il referendum il prossimo 17 aprile

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan illustrano i provvedimenti in Conferenza Stampa

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan illustrano i provvedimenti in Conferenza Stampa

Si è svolta ieri a Roma una riunione del Consiglio dei Ministri, alle 21.30 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del presidente Matteo Renzi e del segretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti. Tra i vari provvedimenti approvati anche il decreto per “l’indizione del referendum popolare relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. La consultazione si terrà il 17 aprile 2016”.

Il Governo a quanto è evidente non ha dunque “concesso” l’ElectionDay che in molti da più parti hanno richiesto a gran voce, ieri l’ultima manifestazione in piazza Montecitorio a Roma dove varie associazioni ambientaliste hanno promosso un sit-in per chiedere l’accorpamento del referendum alla data del voto delle amministrative.

Non è detta l’ultima visto che il voto per il rinnovo delle amministrazioni locali dovrebbe essere deciso in una data compresa nell’arco temporale tra  il 15 aprile e il 15 giugno. Mette le mani avanti il presidente del Consiglio Regionale capofila dell’iniziativa referendaria, e lo fa con un tweet seguito da un comunicato stampa. Scrive Lacorazza: “il Governo non ha coraggio” e rinnova, dopo il no all’ElectionDay da parte dell’esecutivo un altro appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo che “su un tema così importante si mettano gli italiani nelle condizioni di fare una scelta consapevole”.

“In questo modo non solo si rifiuta l’accorpamento con le amministrative, che farebbe risparmiare 300 milioni di euro, ma si finisce per mortificare ogni possibilità di partecipazione consapevole dei cittadini alla consultazione referendaria, che per sua natura ha bisogno di un tempo utile per conoscere e valutare il quesito che viene posto agli italiani. E due mesi, come tutti possono facilmente osservare, non bastano neanche per aprire la discussione”.

Per sapere come andrà a finire occorrerà attendere ancora qualche giorno, proprio Lacorazza afferma infatti che nelle prossime ore saranno valutate le scelte da adottare.

Si appella a Mattarella anche Greenpeace Italia dopo che nei giorni scorsi ha lanciato una petizione per chiedere a Renzi e Alfano l’Election Day, la petizione ha raccolto in brevissimo tempo oltre 68 mila firme.

“È una decisione antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani. Renzi sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi. È chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni di soldi pubblici per privilegiare i petrolieri”

Dal consiglio regionale lucano interviene Gianni Perrino del Movimento 5 Stelle con la seguente dichiarazione: “Bruciare 300 milioni di euro per evitare che il popolo possa esprimersi consapevolmente su un tema delicato come quello sulle trivellazioni. Questo è il PD di Renzi.”

Sempre dall’assemblea regionale lucana arriva il commento di Giannino Romaniello: “appare del tutto evidente che la scelta di fissare la data del referendum al 17 aprile è stata fatta non solo per scoraggiare la partecipazione al voto ma anche per ostacolare la necessaria organizzazione della campagna referendaria, dati i tempi stretti”.

“Non so” si chiede ad esempio il rappresentante dell’Associazione lucana Bene Comune di Viggiano, Vittorio Prinzi “se, come sostiene il Presidente del Consiglio Piero Lacorazza, al Governo ‘è mancato il coraggio di far scegliere gli italiani’ o piuttosto abbia prevalso la volontà di sabotare la consultazione.

“Ancora una volta una scelta contro il buon senso” dichiara il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo “forse si vuole impedire di raggiungere il quorum necessario, ma questo a maggior ragione è un motivo per avviare una grande mobilitazione e illustrare agli italiani il significato dell’iniziativa referendaria dei Consigli regionali, insistendo sull’importanza di recarsi alle urne domenica 17 aprile per esprimersi sul futuro e votare ‘Sì’ all’abrogazione delle norme oggetto del quesito”.

“Il Governo con la decisione di indire il referendum sulle trivelle per il 17 aprile è riuscito nel capolavoro di fare una scelta doppiamente sbagliata. Non era facile” ha dichiarato Pippo Civati del movimento Possibile “senza accorpare referendum ed elezioni amministrative si spenderanno infatti ben 300 milioni di euro dei contribuenti. E pensare che solo fino a poche settimane fa Renzi avrebbe voluto accorpare referendum costituzionale e amministrative: pare che il premier si trovi a suo agio a sguazzare nelle contraddizioni senza alcun pudore. E’ chiaro che l’ovvio obiettivo di questa manovra è quello di impedire che si raggiunga il quorum, così da rendere inutile la consultazione. Una consultazione richiesta da Regioni spesso guidate dal partito di cui il premier è segretario. Secondo punto: con questa mossa il Governo ha ribadito una volta di più che i cittadini e le loro scelte non contano nulla e vengono puntualmente umiliati. Ormai conta solo il disegno di potere del governo Alfano-Renzi”.