Referendum. In attesa della data delle consultazioni, le posizioni delle Regioni

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella deciderà la data del referendum sulle trivelle in mare, su proposta del Governo, tra il 10 e il 15 di febbraio.

Trivelle in Mare“Se non si facesse l’election day ci sarebbero tre consultazioni elettorali tra 15 aprile e 15 giugno” spiega Piero Lacorazza, presidente del Consiglio della Regione Basilicata e coordinatore del Comitato per il no alle trivelle in mare, in una pausa dei lavori dell’Assemblea plenaria della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, oggi a Roma – tra primo e secondo turno delle amministrative e referendum.

“Il referendum avrà anche una valenza politica” aggiunge Lacorazza secondo il quale il presidente Renzi e il Governo non può dare il segnale agli italiani di indire un terzo turno di consultazioni sprecando 300 milioni.

“Chiederemo all’Agicom e alla Commissione Vigilanza Rai che subito dopo l’indizione del refrendum il sistema radiotelevisivo apra il confronto sul tema come è accaduto sul nucleare. Il Paese per scegliere deve essere informato” e in risposta alle dichiarazioni di Renzi alla stampa in questi giorni riferisce che “Per ora si tenta di abbassare i toni per fare in modo che il sistema televisivo e i grandi giornali non ne parlino”.

“Se Renzi ritiene, come ha detto stamattina” riferendosi all’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio a RTL “che chiunque vinca non ci fanno più trivellazioni, non vedo perchè il Governo non convoca le Regioni e il Comitato referendario e non dia segnali per cambiare questa norma e le altre due su cui si è sollevato il conflitto di attribuzione”.

Segnali di guerra continuano ad arrivare anche dal fronte pugliese. “Io penso che sia molto più facile cambiare le cose coinvolgendo le persone” ha dichiarato Emiliano ai giornalisti “probabilmente il presidente Renzi pensa che sia più facile cambiare le cose tirando dritto. Vedremo, può darsi che abbia ragione lui alla fine”.