Dopo la decisione della Consulta, si riaprirà il dialogo tra Governo e Regioni?

Dopo il via libera, decretato dalla decisione della Corte Costituzionale in merito al referendum sulle trivellazioni “si preveda l’election day, facendo svolgere il referendum insieme al primo turno delle elezioni amministrative”. Lo chiede Piero Lacorazza dalla Basilicata, e anche il pugliese Emiliano affila le armi: “la campagna referendaria inizia da subito”.

Matteo Renzi - presidente del Consiglio dei MinistriCon la conferma arrivata dalla Corte Costituzionale – che ieri ha dato il via libera al Referendum anti-trivelle sulla durata delle licenze –  le Regioni cantano vittoria. In particolare quella lucana (capofila dell’iniziativa referendaria) e quella pugliese.

Il governatore Emiliano annuncia che “la campagna referendaria inizia da subito” e dice al capo del Governo (che è anche segretario del suo stesso partito) che Renzi che “dev’essere contento perché quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Pd deve esserlo per definizione”.

Dalla Basilicata, capofila delle regioni referendarie gongola (con moderazione) il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, quando parla di “importante passo avanti” e “vittoria degli enti locali a difesa dei principi costituzionali e dei diritti dei cittadini”.

Insomma si apre un altro fronte per il governo: o esecutivo e parlamento metteranno mano alla materia – spiega l’avvocato Stelio Mangiameli, che ha rappresentato le istanze delle nove Regioni promotrici – oppure la consultazione referendaria ha ormai la strada spianata.

Il governo, da parte sua, fa filtrare la propria posizione: chiunque vinca il referendum, non ci sarà alcuna nuova trivellazione. Smentite, per ora, indiscrezioni secondo cui sarebbe allo studio un provvedimento ad hoc sulla durata delle concessioni di estrazioni già esistenti.

Piero Lacorazza afferma che “se questa indiscrezioni fossero confermate ci troveremmo di fronte ad un Governo che rifiuta il dialogo e non vuole cambiare le norme”.

Il governo nel recente passato era già corso ai ripari dopo che le proposte di referendum, in tutto 6, avevano avuto l’imprimatur della Cassazione; e con la legge di Stabilità aveva rimesso mano alle norme sulle trivelle contenute nello Sblocca Italia, recependo molte delle richieste avanzate dai referendari.

Il costituzionalista Enzo Di Salvatore, vicino ai No-Triv, traduce il risultato in termini calcistici: “Al momento il fronte referendario è sul 4-2 con Renzi”. Il governo, aggiunge, non è riuscito nell’intento di “far saltare i referendum per non sovrapporli alle amministrative”.