Lacorazza sui referendum: obiettivo è cambiare le norme, altrimenti si andrà avanti

Piero LacorazzaROMA – “Il nostro obiettivo è cambiare le norme dello sblocca Italia e del decreto sviluppo sulle procedure autorizzative delle attività petrolifere. Se, come da più parti viene annunciato in queste ore, il governo dovesse intervenire in questo senso troverà le Assemblee legislative che hanno proposto i quesiti referendari pronte al confronto. Non siamo non siamo innamorati dei referendum, ma ci aspettiamo che il governo attivi un percorso partecipato, in grado cioè di verificare con le Regioni le norme contestate, e di cambiarle in maniera coerente con il contenuto dei quesiti referendari. Altrimenti il percorso referendario andrà avanti e si esprimeranno i cittadini. Altre scorciatoie non sono possibili”.

All’indomani dell’incontro fra i rappresentanti delle dieci Assemblee legislative che hanno promosso i sei referendum per l’abrogazione di alcune parti dell’art. 38 della legge sblocca Italia e dell’art. 35 del decreto sviluppo, il presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza torna a commentare le voci su una imminente iniziativa del governo.

“Dopo il giudizio di legittimità della Corte di Cassazione – afferma Lacorazza – ed in attesa del pronunciamento sull’ammissibilità dei sei quesiti referendari da parte della Corte costituzionale che dovrebbe esprimersi il 13 gennaio prossimo, c’è ancora tempo per ripristinare concretamente il principio di leale collaborazione fra Stato e Regioni, cambiando le norme che hanno escluso i territori dalle decisioni che li riguardano. Per questo nelle prossime ore il coordinamento delle Assemblee legislative chiederà un incontro ai presidenti delle Regioni, per verificare con loro le possibilità che si aprono dopo che da più parti il governo è stato invitato a fare marcia indietro sulle norme oggetto dei referendum. Ma naturalmente questo non significa che i promotori dei referendum sono disposti a cedere sul merito delle questioni poste: le Regioni devono poter partecipare alle procedure autorizzative, nessuna autorizzazione può essere concessa prima della definizione del piano delle aree, occorre ripristinare il limite dei 12 chilometri per le trivelle in mare. Questa è la strada da seguire se, come auspichiamo – conclude Lacorazza – si intende davvero mettere mano alle norme contestate dalle Regioni e dai cittadini”.