Estrazioni nel Mar Jonio. La Regione ai NoTriv: abbiamo presentato il ricorso al TAR del Lazio

“Ancora una volta notizie false e tendenziose, diffuse in questo caso dal Movimento No Triv di Policoro, contribuiscono ad alimentare confusione e sconcerto tra i cittadini”.

Mediterraneo No TrivLo afferma l’ufficio legale della Regione Basilicata, rappresentato nello specifico dagli avvocati Antonio Pasquale Golia ed Anna Carmen Possidente.

L’ufficio legale della Regione Basilicata specifica che il ricorso è stato presentato contro il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, contro il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, e nei confronti della società Enel Longanesi Developments srl e della Presidenza del Consiglio dei ministri. Nelle motivazioni del ricorso è spiegato che “il decreto appare immediatamente viziato da illegittimità ed eccesso di potere, nonché viziato da vari profili di illegittimità costituzionale, presentando evidenti violazioni di norme costituzionali e trattati internazionali”.

L’ufficio legale della Regione Basilicata elenca quindi i profili di incostituzionalità, a partire dalla violazione dell’art. 117 Cost comma 1 e 3, dal momento che “il decreto è stato emanato senza tener conto della ferma opposizione manifestata dalle Regioni interessate”, mentre è “fondamentale tutelare l’ambiente, il benessere, la salute dei cittadini, così come è prioritario difendere e tutelare il territorio, l’ecosistema locale e le sue risorse paesaggistiche (terrestri e marine)”.

E’ stato violato, secondo la Regione Basilicata, anche il principio di precauzione, in quanto “il progetto assentito non prende in considerazione il rischio dovuto all’impatto sull’ecosistema a causa delle conseguenze derivanti da fatti meramente naturali e non necessariamente da errore umano, dovuti a possibili fuoriuscite di gas, e/o a fenomeni di blow-out di gas durante la perforazione”. Il decreto n. 122 è stato impugnato anche “per violazione di legge ed eccesso di potere”. “Il decreto – spiega l’ufficio legale della Regione – è privo di qualsivoglia motivazione, in spregio alla previsione contenuta nell’art. 26 del Dlgs n. 152 del 2006: nulla, infatti, si legge a giustificazione dell’omessa considerazione delle osservazioni in senso contrario espresse dalle Regioni Puglia, Calabria e Basilicata, dai cittadini e dalle associazioni nel corso del procedimento”.

Secondo la Regione Basilicata, inoltre, “è fuor di dubbio che le possibili fuoriuscite di gas ed i fenomeni di blow-out di gas durante la perforazione produrranno un forte impatto ambientale ovvero un ingente danno ambientale” e quindi si configurerebbe la violazione dell’art. 5 comma 1 lett c) del Dlgs n. 152 del 2006. Nel ricorso è specificato che il Decreto n. 122 andrebbe a violare, tra l’altro, una serie di accordi, di direttive europee in materia di tutela ambientale, ma anche “gli obiettivi e le finalità del redigendo Piano regionale delle coste (attualmente in procedura V.A.S.), del vigente “Piano regionale di utilizzo delle aree demaniali marittime”, e del Dlgs 190 del 2010, meglio conosciuto come Strategia Marina “e di tutti gli regionali connessi e collegati ad esso”.