Potenza. Dai 180mila euro di Santarsiero ai 40mila di De Luca. Scoppia la polemica

De Luca - SantarsieroPOTENZA – Il cambio di passo voluto dal sindaco Dario De Luca al Comune di Potenza non è certamente indolore. Almeno non per chi ha amministrato, sotto le insegne del centro-sinistra il capoluogo lucano in un momento storico difficile per una città sull’orlo della bancarotta e che non ci sta a passare per “sprecone”.

Ma in un contesto di forte crisi economica i segnali della politica sono importanti e le prime cose da fare sono sicuramente quelle relative alla riduzione dei costi. “Come un padre di famiglia” scrive infatti De Luca “all’inizio di un percorso che, per forza di cose, imporrà sempre maggiori sacrifici, ho ritenuto che il primo a doverli fare fosse proprio il padre di famiglia”.

E i numeri non mentono. Senza entrare nel dettaglio delle singole voci, il nuovo sindaco di Potenza ha portato a zero le voci di spesa la dove il suo predecessore tra auto di servizio, telefonini per sindaco e staff e relative missioni spendeva circa 70 mila euro. Ed ha ridotto la spesa sostenuta dal Comune per gli stipendi del suo staff dagli oltre 100mila di Santarsiero ad appena 40mila euro. Le Casse del Comune di Potenza, compresi i tagli alle spese sostenute per gli stipendi dello staff, risparmiano in totale 140 mila euro circa.

I dati pubblicati da De Lucal

I dati pubblicati da De Lucal

Santarsiero legge i numeri e insorge, ne fa una questione “di stile”. Scrive infatti in una furiosa nota: “considero una grave scorrettezza istituzionale pubblicare in maniera approssimata, non veritiera e strumentale le spese che sarebbero state sostenute direttamente o indirettamente dal Sindaco. Non mi è mai passato per la testa di speculare su questioni di questo tipo. C’è una questione di stile. Stiamo davvero cadendo in basso. In particolar modo” prosegue Santarsiero “non considero né una spesa né una cosa da cui doversi giustificare l’aver avuto a disposizione una macchina ed un autista. Come noto negli ultimi anni ho usufruito di una sola unità nella mia segreteria e, comunque, i due membri dello Staff erano già dipendenti pubblici quando li ho chiamati a collaborare con me”.

La polemica è solo alle prime battute. Quel che è certo è che la trasparenza quando è praticata e non solo sbandierata, fa male. Un po’ come la verità.