
E dalla “cartella clinica”, per usare un’espressione pittelliana, la diagnosi è quella di debolezza e di difficoltà e ad, oggi non si tratterebbe più di indagare sui sintomi, quanto di riflettere sulle manifestazioni.
La sconfitta alle elezioni del capoluogo – è emerso a più riprese – sarebbe stata dovuta ad una “sottovalutazione della voglia di discontinuità cittadina – ha detto il senatore Margiotta – che abbiamo pensato potesse essere soddisfatta con un candidato esterno”; secondo Folino poi, un’altra causa è da ricercare nel metodo utilizzato per la composizione della squadra per le elezioni, composta – ha detto – da “cento sindaci”. In altri termini, non ci sarebbe stato un progetto e un gruppo attorno a Luigi Petrone, ma quello “spirito di sgomitamento” – ha detto Folino – che si vive ormai nel Pd, il quale avrebbe perso il suo “spirito di comunità e di appartenenza”.
La “cocente sconfitta” sarebbe stata dunque determinata dall’assenza del partito che non riesce a ritrovare una quadra e un’unità, probabilmente perché ancora troppo “incartato” sulla vittoria alle primarie “dell’outsider” Marcello Pittella, contro Piero Lacorazza, percepito come rappresentativo “dell’establishement”, come lui stesso non ha stentato a dire.
E allora cosa fare? bisognerà “dare una risposta responsabile” – ha detto De Filippo – partendo proprio dalla scelta di una “guida” del Partito che sappia fare sintesi di ideologie e di intenti.
Questa l’istantanea di una Direzione delicata e complessa, che si è attardata ieri, anche sulle questioni riapertura candidature e slittamento date. Accordato infine trovato: il 12 luglio si andrà al voto con la terna, Braia, Luongo, Paradiso, salvo convergenze su un nome unitario.