Giunta Regionale con sei assessori? L’ultima parola alla segreteria del PD.

Vito De Filippo

Vito De Filippo

In attesa del suo completo restyling la Giunta regionale di Basilicata continua a perdere pezzi. Dopo il forfait di qualche settimana fa dell’assessore Agatino Mancusi, è arrivato anche quello di Vilma Mazzocco. Dimissioni irrevocabili le sue.

Pertanto, l’esecutivo regionale, almeno sul piano numerico, ha già raggiunto le dimensioni immaginate dal governatore Vito De Filippo che prefigura in un futuro ravvicinato la presenza di quattro assessori, tutti “esterni”. Sarebbe, in buona sostanza, la risposta del presidente alla falcidia di voti che nell’ultima consultazione elettorale ha interessato il Partito Democratico a vantaggio del Movimento Cinque Stelle che in Basilicata ha ottenuto il 24,3 per cento alla Camera e all’incirca il 23 al Senato. Cambiare le facce – sembra essere la tesi di De Filippo – per riconquistare credibilità nei confronti dell’elettorato. Se questa per lui è la strada più giusta, di parere contrario si mostra il gruppo degli oppositori “grillini” che, senza mezzi termini, chiedono discontinuità rispetto al passato con tanto di cambio di marcia sulle questioni più urgenti del territorio lucano che si chiamano lavoro, sviluppo, occupazione, un’operazione che non può non partire – aggiungono – da un generale rompete le righe: tutti a casa, a cominciare dal governatore.

La soluzione prospettata da De Filippo attende ora il via libera della segreteria regionale in programma sabato. Ma, intanto, sulla proposta si addensano le prime nubi con lo scoglio rappresentato dallo Statuto regionale che prevede una giunta a sei. Per cambiare quella disposizione servirebbero diversi mesi, tra i sei e gli otto, troppi per rispondere attraverso questo percorso alla domanda di cambiamento espressa dal voto dei lucani. Senza considerare, poi, che i malumori dei “grillini” non riguardano solo la Regione, ma investono un po’ tutte le istituzioni lucane, dalle società partecipate alle amministrazioni comunali, in testa quella di Matera da mesi impegnata, con scadenti risultati, nella ricerca di un modello di crescita e di sviluppo in grado di rilanciarne l’economia.

Una situazione complessa che non può essere aggredita con un semplice cambio di facce. Quel che occorrerebbe, invece, è un passo nuovo nella definizione dei problemi lucani, questioni vecchie e nuove che non possono essere superate con programmi e proclami che da troppo tempo stanno costellando l’attività delle istituzioni lucane con risultati modesti e a volte anche poco credibili.