Congresso generale CISL. Nelle province Bari e BAT la situazione occupazionale è allarmante

Tassi di disoccupazione tripli rispetto al nord. Un giovane su due è senza lavoro. 7 donne su 10 inchiodate ad una sub cultura di non lavoro dall’assenza delle più elementari misure sociali di conciliazione lavoro – famiglia. È il quadro di una regione, la Puglia, presentato durante il consiglio generale della CISL Bari. Una crisi che ha colpito tutto il Paese ma ha lasciato nel sud ferite profonde in termini di reddito e di occupazione.

La situazione a Bari e Bat presenta situazioni occupazionali allarmanti, 100mila disoccupati  un giovane su due non lavorano, 7 donne su 10 sono a casa, in questo momento abbiamo bisogno che il sindacato convinca  la politica ad agire concretamente, abbiamo a disposizione  una serie di investimenti da poter realizzare grazie ai fondi strutturali, al patto della città metropolitana, e ancora il bando per le periferie, i fondi POR  per la Puglia, abbiamo la necessità che l’investimento politico diventi concreto perché è l’unico modo di dare risposte certe  a chi cerca lavoro.” A dirlo Giuseppe Boccuzzi segretario Generale della CISL Bari poco prima dei lavori del consiglio generale della Cisl territoriale.

Il tradizionale appuntamento, ha visto la partecipazione e gli interventi anche di Luigi Sbarra segretario generale aggiunto della CISL e Daniela Fumarola Segretaria Generale USR Puglia.

Su Ilva la Cisl è sempre stata pronta a confrontarsi sul piano della responsabilità, consapevole che la piena salvaguardia occupazionale è un obiettivo possibile e doveroso. Al prossimo Governo – ha detto Sbarra – chiediamo di riaprire il negoziato sul futuro di uno stabilimento strategico per la Puglia, il Mezzogiorno e l’intero Paese. Le ragioni ideologiche non devono prevalere sulla concretezza e sul pragmatismo: ci sono ampi margini per dare certezza a tutti i 20 mila lavoratori coinvolti, tra occupati diretti e addetti dell’indotto”. Il segretario generale aggiunto, ha anche risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto della scarsa attenzione che il contratto tra Di Maio e Salvini dedica al Sud.

“Il Mezzogiorno è uno dei punti di debolezza. La lacuna più vistosa ed evidente, in questo contratto, in questa bozza di programma per il governo del Paese. O si capisce – ha detto Sbarra – che il Mezzogiorno recuperato alla crescita e allo sviluppo è una grande risorsa per l’intero Paese, oppure si realizza e si determina un danno incredibile all’intera comunità nazionale. Il Mezzogiorno – ha sottolineato – deve essere considerato una delle grandi priorità da affrontare e risolvere. Servono politiche di vera coesione nazionale – ha spiegato Sbarra – per recuperare gli squilibri e le distanze tra le aree geografiche del Paese e bisogna sul Mezzogiorno fare cose precise: la prima bisogna ripristinare politiche differenziate per attrarre gli investimenti, bisogna intervenire sui fattori complessivi della crescita e dello sviluppo, bisogna ancorare – ha aggiunto – la scelta di definire e localizzare nel mezzogiorno pezzi importanti della spesa ordinaria dello Stato. E’ sbagliata – ha detto il segretario generale aggiunto – l’idea che il Sud ha risorse comunitarie e deve spendere solo quelle. Questo – ha spiegato – significa utilizzare la spesa dei fondi strutturali in sostituzione della spesa ordinaria. In questo modo i ritardi di crescita e di sviluppo, il Mezzogiorno non li conquisterà mai. Ecco perché – ha ribadito – aspettiamo alla prova dei fatti questo nuovo governo, perché – ha concluso – tra le priorità che indicheremo, c’è la certezza di destinare al Mezzogiorno quote importanti di spesa ordinaria dello Stato”

Nel corso dell’incontro, è stato più volte sottolineato l’importante ruolo del sindacato nel mondo del lavoro, pubblico e privato della qualità della rappresentanza che viene affidata ai dirigenti della Cisl.

Tanti gli argomenti affrontati   dalla flax tax, agli alti livelli contributivi, le tasse onerose delle aziende pugliesi e baresi in particolare, che hanno preferito spostare nell’Est europeo la loro produttività, sfruttando nelle nazioni dell’Europa orientale aderenti all’UE, gli stessi incentivi comunitari che non sono stati capaci di utilizzare nei nostri territori.

Sono 2500 le imprese pugliesi che si sono delocalizzate nell’est europeo,ha detto Boccuzzi –  nella zona industriale di Bari-Modugno sono ormai più di un terzo i capannoni vuoti, abbandonati dalle aziende che hanno preferito spostarsi altrove. Come Cisl di Bari sosterremo la posizione di alcuni esperti nostri amici per promuovere e istituire un’Agenzia di Sviluppo per elaborare studi economici, di programmazione e di progettazione, valutando le esigenze aziendali, effettuando piani strategici di marketing territoriale per la valorizzazione economica dei nostri territori attraverso politiche di incentivazione. un’Agenzia snella, in cui siano presenti i comuni del territorio di riferimento della zona industriale (Bari, Modugno, Bitonto, Molfetta; Giovinazzo) ed altre realtà istituzionali come l’Asi, la Camera di Commercio e la Fiera del Levante, aperti ad un confronto strutturale continuo con le rappresentanze sindacali e datoriali del territorio.”

 

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