Petrolio in Basilicata, Eni in “proroga zero”: l’assessore Rosa si dimetta

Summa di CGIL: “gestione del confronto sul petrolio solo una vacua ricerca di visibilità”,
ambientalisti (Ehpa Basilicata, Liberiamo la Basilicata, Comitato Aria Pulita Basilicata) e Polese (Italia Viva) chiedono la testa di Gianni Rosa.

Un drappello di associazioni ambientaliste chiede le dimissioni dell’intera giunta regionale lucana. La richiesta è arrivata a valle della nota di sabato diramata dall’assessore all’ambiente Gianni Rosa con la quale, annunciava che a partire dal giorno seguente, ovvero domenica 29 Eni continuerà ad estrarre ma senza più versare alla Regione alcuna forma di compensazione ambientale.

Rosa, punta il dito contro quello che definisce “un regalo legislativo” del governo di Mario Monti che permette “nelle more del rinnovo della concessione, di continuare ‘automaticamente’ ad operare” ma anche verso il Ministero dell’Economia, dal momento che l’Eni secondo Rosa accampa come scusa “il mancato completamento della procedura di rinnovo della concessione” da parte degli uffici romani.

Tutto questo per dire in sintesi che i “presunti ritardi nelle trattative della giunta lucana non c’entrano niente. Per questo motivo, al disappunto verso la compagnia petrolifera l’assessore Rosa aggiunge un appello alla comunità lucana tutta: “per intraprendere ogni azione possibile finalizzata ad ottenere quel rispetto che ci devono la società Eni ed i suoi rappresentanti”.

Appello che la Cgil lucana rappresentata da Angelo Summa lascia cadere nel vuoto: “È evidente che chi ha una rappresentanza istituzionale deve rispondere delle proprie azioni e dei risultati” afferma il sindacalista. “Certo, l’assessore all’Ambiente Gianni Rosa non può oggi pensare di chiamare alla mobilitazione i lucani e il movimento associativo dopo aver prima esperito in solitaria la trattativa” per poi chiudere duramente: La gestione del confronto sul petrolio è stato costruito sull’approssimazione alla ricerca di una vacua visibilità, un grottesco teatrino delle parti”.

Per Summa occorre chiudere con “questo provincialismo medievale” per aprire invece una chiara trattativa con un orizzonte che guardi fino al 2030.

Come detto all’inizio, all’appello di Rosa hanno risposto “picche” anche Ehpa Basilicata, Liberiamo la Basilicata e il Comitato Aria Pulita Basilicata.

Per le associazioni ambientaliste è tardiva la richiesta dell’assessore e chiamano in causa i competenti dicasteri nazionali: ambiente, salute e sviluppo economico affinchè varino appositi decreti di urgenza “per impedire il prosieguo delle attività estrattivo-petrolifere in Basilicata, quale fonte di disastri e inquinamenti ambientali che non solo continuano a ledere la salute pubblica di coloro che vivono in Basilicata, ma costituiscono anche un elevato rischio per la salute pubblica di milioni di abitanti delle regioni meridionali limitrofe di Puglia, Campania e Calabria, serviti dai bacini lucani di acqua potabile del Pertusillo e di Monte Cotugno”.

Critiche anche dai Verdi di Basilicata secondo i quali è “arrivato il momento in cui i lucani facciano da sé, mettendosi insieme nel civismo, nell’associazionismo, nelle organizzazioni di presidio del territorio. Il caso Basilicata” scrive Dino Rosa, Coordinatore cittadino dei Verdi per l’Europa “deve essere un caso nazionale e deve rappresentare chiaramente il punto di svolta di una politica energetica che porti alla transizione guidata verso uno sviluppo sostenibile. Il Presidente Bardi agisca da lucano, in difesa dei lucani e chieda a gran voce che il Governo affronti la questione dell’Eni, come ha affrontato quella di altre emergenze nazionali”.

Infine, tra le altre reazioni all’appello è da segnalare quella politica di Mario Polese, che al suono del classico “ve lo avevamo detto” (esattamente un mese fa in occasione di una conferenza stampa congiunta con gli altri esponenti del centrosinistra regionale) attacca duramente l’assessore all’ambiente: “incapace”, e ne chiede le dimissioni.

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