Ambiente e territorio: uno sguardo ai dati (pugliesi e lucani) dell’annuario ISPRA 2018

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha presentato alla Camera dei Deputati l’edizione 2018 dell’Annuario dei Dati Ambientali, frutto di un lavoro di ricerca complesso e articolato che include molteplici fasi: dalla raccolta sistematica dei dati primari al monitoraggio e al controllo, dalla verifica della solidità scientifica delle informazioni allo sviluppo di indicatori statistici sempre più efficaci nel descrivere le condizioni ambientali del Paese.

il ministro Sergio Costa, insieme, tra gli altri al presidente e il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta e Alessandro Bratti

Alla presentazione dell’annuario – che arriva a pochi giorni di distanza dalla mobilitazione degli studenti in tutte le maggiori piazze italiane che chiedono un cambio di politiche per fronteggiare i cambiamenti climatici e conseguenti fenomeni estremi – sono intervenuti, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, il viceministro del Miur, Lorenzo Fioramonti, il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessandro Manuel Benvenuto, il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, il presidente e il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta e Alessandro Bratti.

Da questo lavoro, svolto in collaborazione con le Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e delle province autonome nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) è emerso che in Italia, sono oltre 6 milioni gli abitanti che risiedono in aree ad elevato e medio rischio di alluvioni, mentre la popolazione a rischio frane, se si considerano le due classi a maggiore pericolosità, è pari a oltre 1,2 milioni di abitanti.

Sul fronte del rischio idrogeologico al di la dei dati più recenti e degli eventi tragici dei mesi scorsi, la regione lucana resta tra le più a rischio tra quelle classificate in Zona sismica 2, che stando agli sviluppi futuri sul fronte della localizzazione del deposito unico delle scorie nucleari, la escluderebbe dalla Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente idonee ad ospitarlo.

Ma restando ai freddi numeri della nuova edizione dell’annuario, nel 2017 ci sono state 172 frane importanti con in totale 5 vittime, 31 feriti e danni prevalentemente alla rete stradale.

La cartografia e i dati disponibili a livello nazionale e regionale mostrano come in alcune regioni siano presenti aree a elevato rischio di desertificazione. Un’elaborazione a livello nazionale condotta dall’ex CRA-CMA per il periodo 1990-2000 evidenzia una tendenza evolutiva verso condizioni di maggiore vulnerabilità ambientale. L’analisi, effettuata su due serie storiche distinte (1990 e 2000), ha messo in rilievo che circa il 70% della superficie della Sicilia presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale, seguono: Molise (58%), Puglia (57%), Basilicata (55%).

Sul fronte delle emissioni non è elevata la quota della flotta veicolare conforme a determinati standard di emissione. Ad esempio per quanto riguarda la diffusione di veicoli “Euro 0” in Puglia e Basilicata è ancora superiore al 10%, mentre i veicoli di vecchia generazione (fino allo standard “Euro 2”) sono ancora più del 30% del parco macchine circolanti. Ricordiamo infatti che gli standard emissivi più recenti (e dunque meno inquinanti) sono rappresentati dagli standard “Euro 4-6”. La tendenza riguarda anche i veicoli commerciali dove sia in Puglia che in Basilicata si registra ancora una prevalenza nel parco dei veicoli di classe Euro 2 o inferiore.

Sul fronte della produzione energetica il rapporto formalizza quanto già risaputo, ovvero che a livello territoriale la maggiore produzione di idrocarburi si registra in Basilicata per la terra ferma e nella zona “A” – Mare Adriatico settentrionale e centrale per le aree marine.

Mentre dai dati si evince che le regioni con la più ampia porzione di territorio impegnata da titoli minerari per idrocarburi risultano essere Emilia-Romagna (61), Lombardia (30), Basilicata (27) e Marche (25) anche se a guidare la “classifica” della più elevata concentrazione di concessioni di coltivazione provinciale c’è Matera (17) seguita da Bologna (14), Foggia (12) e Ascoli Piceno (11).

La Basilicata dunque si conferma terra ricca di riserve di olio. Se si pensa che quelle recuperabili con certezza sono stimate in 78,2 milioni di tonnellate quasi esclusivamente concentrate in terraferma e soprattutto nell’Italia meridionale (86%), per la maggior parte in Basilicata.