Petrolio: nuove prove dal fascicolo sulla morte di Griffa acquisite dai pm

«Potremmo dire: lo supponevamo. Dunque la corrosione non è dovuta a batteri. Nel frattempo abbiamo ricevuto una nota da GE Betz( ovvero una compagnia statunitense di trattamento chimico della acque) che conferma da un lato gli effetti corrosivi del Glicole e dall’ altro la possibilità che la corrosione non sia uniforme». Una situazione non tranquilla. «Se abbiamo il dubbio che la corrosione nei serbatoi del greggio non sia diffusa, ma concentrata, potrebbe essere a rischio l’affidabilità del sistema e dovremmo pretendere che il problema sia risolto al più presto a monte e cioè al Cova».

Sono le parole scritte da Gianluca Griffa, l’ex responsabile del Centro Oli di Viggiano, morto suicida il 26 Luglio del 2013,a Montà Alba, in provincia di Cuneo, in circostanze ancora non molto chiare,evidenziate da tutte le testate lucane, e considerate un atto di accusa postumo che ora emerge dalla secretazione delle indagini perché il procuratore capo di Potenza, Francesco Basentini, lo ha ritenuto attendibile al punto da versarlo nelle carte del processo sull’inquinamento Eni in Val d’Agri che segue con la Pm Laura Triassi. Dal dossier emerge, un problema sulla «linea 4» del Centro Olio di Viggiano, che avrebbe portato a un consumo eccessivo di trietilenglicole (utilizzato per disidratare il gas) facendone finire ogni giorno 3 o 4 metri cubi nelle acque associate al greggio e portando problemi di corrosione nei serbatoi di Viggiano, ma anche a quelli della raffineria di Taranto e dell’oleodotto che li unisce.

 “Nel frattempo potremmo intensificare le ispezioni (ad esempio sul fondo dei serbatoi) e suggerire al COVA di prendere in considerazione le misure di cui parla GE Betz”- continua Griffa nell’email, chiedendo anche un supporto tecnico che sia “in grado di ricoprire il ruolo di dirigente e responsabile stabilimento Cova.”

Questo accadeva quattro anni prima a che venissero a galla le 400 tonnellate di oro nero disperse nel sottosuolo.Una richiesta di aiuto, è forse quello che si legge nelle email dell’ex responsabile tecnico- rimasta inascoltata, tanto che dieci giorni prima del suicidio Griffa chiede ufficialmente di essere sostituito immediatamente dal suo incarico. Ma la compagnia del cane a sei zampe risponde alle accuse avanzate dichiarando che “Nel centro oli sono sempre stati effettuati i necessari controlli e le verifiche ispettive già prima del 2012. Tutti gli interventi, non solo quelli sui serbatoi, sono stati gestiti sulla base delle evidenze tecniche e operative emerse nel corso degli anni. La documentazione degli interventi è stata da tempo presentata a tutti gli organi interessati, con i quali Eni collabora come sempre in maniera piena». Anche se i tanti dettagli emersi dalle indagini collaterali lasciano troppi punti di domanda, ora tocca alla magistratura fare chiarezza.

 

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