Basilicata. Eni: pronti a riprendere a giugno. Pedicini: intervenga la magistratura, Latronico: monitoraggio inadeguato

L’Eni “sarebbe pronta per riprendere la produzione in Val d’Agri tra la fine di maggio e i primi di giugno, compatibilmente con le autorizzazioni necessarie”.

Lo ha detto il capo dell’upstream del colosso petrolifero, Antonio Vella, nel corso della conference call sui risultati del primo trimestre. In questo periodo, ha aggiunto Vella, la società sta effettuando i lavori di adeguamento dell’impianto, la cui attività è stata sospesa dalla Giunta regionale della Basilicata il 15 aprile scorso.

Cosimo Latronico – Deputato Direzione Italia

Nel frattempo però la politica lucana continua a tenere acceso l’interesse sul sito. In particolare con l’onorevole Cosimo Latronico (Direzione Italia) che punta il dito sul sistema di monitoraggio inadeguato.  “E’ grave che a distanza di 15 mesi non si conoscono le quantità di olio sversato, la superficie interessata ed inquinata, la causa effettiva di questa prolungata anomalia”. Il parlamentare lucano ha evidenziato che “l’area sulla quale si è verificato lo sversamento lambisce il bacino idrografico della diga del Pertusillo, un invaso che contiene 150 milioni di metri cubi di acqua e che disseta la Puglia e la Basilicata. L’attività del Centro oli da qualche settimana – parliamo del centro oli più importante d’Italia – è stata sospesa con ordinanza cautelare della Regione Basilicata; l’Eni ha eseguito senza resistenze. La gravità di questi accadimenti, la complessità delle conseguenze – ha concluso Latronico – esigono una immediata presa di assunzione di responsabilità da parte del Governo nazionale che sollecitiamo ad assumere con forza decisioni ed azioni”.

Piernicola Pedicini – Europarlamentare M5S

Invoca l’intervento della magistratura invece l’eurodeputato M5S Piernicola Pedicini: “Sul disastro ambientale in corso in Val d’Agri a causa dello sversamento di petrolio”, dal Centro Oli (Cova) dell’Eni, “una cosa è certa: le istituzioni politiche e amministrative ordinarie non sono state in grado di tutelare i cittadini e il territorio, per questo, l’unica possibilità è che scenda in campo la magistratura e che, così come è stato invocato da più parti, venga applicata la legge 68 del 2015 sugli ecoreati che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale”.

Pedicini ha aggiunto che “con la legge sugli ecoreati, le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria possono contare su delitti specifici da contestare quali inquinamento, disastro ambientale, impedimento del controllo e omessa bonifica. Vista l’emergenza in corso – ha continuato l’europarlamentare – non ci possono più essere mezze misure o artifizi formali basati su procedure ordinarie”. Secondo l’eurodeputato pentastellato, “la strada da praticare è solo una: pianificare con urgenza una strategia di uscita e chiusura di tutte le attività petrolifere in Val d’Agri, mettere immediatamente in sicurezza le falde, il fiume Agri, la diga del Pertusillo e il sottosuolo, avviare un progetto di bonifica e riconvertire le attività produttive verso esperienze coerenti con le vocazioni del territorio lucano. Poi, va imposto ad Eni di risarcire i Comuni e i territori per tutti i danni economici e ambientali che hanno subìto. Ovviamente – ha concluso Pedicini – ribadiamo anche la necessità che il presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), e la sua giunta si dimettano e ammettano le proprie responsabilità”.

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