Ilva. Presentato lo studio sulla salute dei tarantini

La relazione tra emissioni industriali e malattie tumorali e cardiovascolari a Taranto c’è, e il Governo non può più ignorarlo

Che lo stabilimento Ilva, ma non solo, avesse peggiorato le condizioni sanitarie dei tarantini era pacifico, ma adesso ci sono anche i dati: un bambino residente nei quartieri Tamburi e Paolo VI si ammala di patologie respiratorie tra il 24 e il 26% in più rispetto a un suo coetaneo non esposto agli stessi livelli di PM10 e anidride solforosa.

foto2-presentazione-studio-effetti-esposizioni-ambientali-su-popolazione-taranto-statte-e-massafra-2Lo studio epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla popolazione residente a Taranto, Massafra e Statte, realizzato dalla Regione Puglia insieme al Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, all’Asl Taranto e all’Ares Puglia, presentato a Bari, per il Governatore Michele Emiliano rappresenta un punto di non ritorno che Renzi, che ha a disposizione da una settimana gli stessi dati, deve considerare nelle azioni future in tema di Ilva.

Secondo i dati presentati i tarantini rischiano di ammalarsi di tumore il 5% in più rispetto al resto degli italiani, con punte del 46% in più per le patologie polmonari legate soprattutto alla presenza di anidride solforosa.

Un motivo in più, sostiene il direttore del Dipartimento Salute della Regione Giovanni Gorgoni, per escludere Taranto dal piano di riordino ospedaliero. Mentre dalla giunta regionale prevista per il pomeriggio si attende la richiesta di impugnazione dell’ultimo decreto Ilva.

Il servizio, le interviste e i commenti di cittadini e ambientalisti

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