Puglia. Associazioni e sindacati chiedono mobilitazione per scongiurare chiusura Guardia Medica

Un sistema sanitario pubblico tra i più invidiati e imitati al mondo, che lentamente si sta trasformando in un sistema privato carente e socialmente fragile.

(di Nicole Cascione) – A denunciarlo sono i sindacati di categoria e le associazioni che chiedono a gran voce al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di intervenire all’interno della conferenza stato regioni nei confronti del governo Renzi per chiedere di mantenere attivo il servizio di continuità assistenziale, conosciuta ai più come guardia medica; di potenziare sul territorio il servizio di emergenza territoriale 118 e dei pronto soccorso e l’avvio delle procedure concorsuali per combattere il precariato sanitario e realizzare nuovi posti di lavoro.

I continui tagli alla sanità hanno portato notevoli disagi non solo tra i cittadini, ma anche tra il personale medico. I dati raccolti sulla sanità pubblica in Italia sono preoccupanti, basti pensare che ci sono 1.7 posti letto ogni mille abitanti, una media tra le più basse d’Europa. Nonostante questo, il governo sembra fare orecchie da mercante, proseguendo sulla strada delle riduzioni. Bersaglio degli attuali tagli è il servizio di guardia medica, con i 20 mila medici che assicurano 27 milioni di ore di assistenza notturna. Nel progetto denominato h16, si parla di tagliare il 75% di queste ore, con un risparmio davvero irrisorio, come dichiarato da Pina Onotri, segretario generale del sindacato dei medici italiani.

Purtroppo la chiusura della guardia medica rischia di diventare un grave problema soprattutto per gli operatori del 118, oberati di lavoro, durante le ore notturne e nei giorni prefestivi e festivi. Al momento, la Sisac sta avviando accordi con i medici di famiglia, nonostante le sigle sindacali non abbiano espresso parere favorevole.

Se il disegno di legge sarà approvato fino a mezzanotte, saranno i medici di famiglia ad occuparsi dell’assistenza e delle emergenze, dopo invece sarà il 118. All’interno di questo enorme calderone, a farne le spese saranno soprattutto i più deboli, poiché la riduzione assistenziale rivolta ai bambini sarà notevolmente ridotta, così come quella agli anziani. Se si pensa che ben 11 milioni di italiani rinunciano alle cure mediche perché non ne hanno le possibilità economiche, si comprende bene la portata di questo ulteriore taglio.

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