Matera 2019, le musiche di Haas interpretano l’architettura dell’urgenza di Matera

Dissonanze. Suoni cupi o a volte striduli. Appena accennati in alcuni casi. Persistenti, in altri. Un battito costante delle percussioni per seguire il ritmo dell’incedere verso il basso, procedendo da una scalinata. Poi, i loro esecutori, spaiati, per coppie, spesso spalle allo spettatore, disseminati in più luoghi, al buio, ma anche in ordine come nel caso della banda da giro che con musica solenne ha innalzato i cuori attraversando le vie della città.

E’ da molti definita musica “spettrale”, con tutti i richiami al pauroso mondo dell’oltretomba che conosciamo; eppure, l’opera di Georg Friedrich Haas composta ad hoc per la città dei Sassi, “Musiche per Matera”, per l’appunto, non ha allontanato, anzi, ha richiamato in maniera interessata e curiosa con un livello di attenzione sopra la media, tanti abitanti stanziali e temporanei della capitale europea della cultura, i quali, probabilmente, in maniera inconscia, attratti da un suono di natura ancestrale, si sono avventurati in un viaggio nelle viscere, oltre che della città, anche di sé stessi, ritornandone, simbolicamente, quasi espiati, in un corpo di grazia.

L’opera, commissionata dal LAMS, Laboratorio Arte Musica e Spettacolo, con la direzione artistica di Giovanni Pompeo e con la consulenza di Vincenzo Santarcangelo e coprodotta con la Fondazione Matera Basilicata 2019 è frutto di un lavora elaborato durante una residenza artistica tenutasi nel novembre del 2018 e che ha visto il celebre compositore impegnato nella scelta dei luoghi acusticamente più suggestivi del centro storico e dei Rioni Sassi: palazzo Lanfranchi con annesso ipogeo il centro cittadino la chiesa di Sant’agostino e Casa Cava.

Un vero e proprio rituale che ha scavato nella natura umana di chi vi ha partecipato. Non un concerto “canonico”, ma una vera e propria “Sinfonia di una città” che per millenni ha scavato la sua materia, adattandovisi, per ricavarne bellezza.

“Proprio come accade nella mia musica, ha detto Hass la bellezza di questa città non si fonda su un’architettura dell’estetica, ma della necessità. Sono stato fortemente colpito – ha detto ancora – dalla perfomance dell’orchestra di fiati R. D’Ambrosio di Montescaglioso e lavorare per la banda è stato uno degli elementi che più ho amato nel corso della scrittura”.