Ex Ilva, il presidente Emiliano: “Il governo non può sparire da Taranto”. Per D’Alò, solo una passerella elettorale

“Il governo non può sparire da Taranto dopo aver mollato la fabbrica. Sembra che siano terrorizzati dall’idea di parlare, di ascoltare”. Questa l’accusa del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Taranto, in occasione di un convegno organizzato dall’Usb, per discutere di integrazione salariale, lavori di pubblica utilità e percorsi di formazione per i circa 1.700 lavoratori dello stabilimento siderurgico in cassa integrazione straordinaria a zero ore, rimasti in capo all’Ilva in amministrazione straordinaria. “Non ascoltano la Regione Puglia – ha aggiunto Emiliano – sulle questioni ambientali, non ascoltano il sindacato sulle questioni del lavoro, non ascoltano soprattutto una città intera che dal governo si aspetta, dopo la sentenza dell’alta Corte di Giustizia, la revoca dei 12 decreti che sono chiaramente incostituzionali”. “Questa fabbrica – ha poi proseguito il governatore pugliese – rimane un castello blindato dove o si va accompagnati con la manina a fare visite pubblicitarie oppure non si entra. Siamo tornati al vecchio stile di una volta: se fa una domanda l’operaio rischia di essere pregiudicato, se sei una istituzione politica o ci vai d’accordo o ci scherzi al telefono con questi dell’Ilva oppure sei indesiderato. Non vorrei che l’intera Regione Puglia fosse indesiderata nel rapporto con la fabbrica”. Quanto ai ritardi lamentati dai sindacati per l’avvio dei progetti di bonifica in cui possono essere coinvolti gli operai in cassa integrazione, Emiliano ha detto che “ultimamente ci sono state polemiche forti e il Movimento Cinque Stelle difende il commissario per le bonifiche Corbelli come se difendesse la Madonna pellegrina. Io vorrei evitare di fare ulteriori polemiche con la Corbelli”. Dura la replica di Valerio D’Alò della segreteria nazionale della Fim Cisl, che ha dichiarato: “Che tempismo! E che pazienza dovranno avere i lavoratori ogni volta che ci sarà una campagna elettorale alle porte perché, si sa, il tema Ilva va sempre bene affrontarlo in questi casi”. Il sindacalista sostiene che “tutti questi paladini erano silenti dal 2008 a oggi, eppure i numeri dei cassintegrati era lo stesso e, anzi, non c’era la garanzia di essere assunti da ArcelorMittal alla fine del piano industriale. In una fase “così delicata – ha concluso D’Alò – ci vorrebbe unità, i lavoratori ce la chiedono, ma di fronte a teatrini ripetuti e tempestivi come questo, non possiamo far altro che ricordate al presidente Emiliano che lui rappresenta tutta la Puglia non solo una minoranza”.

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