Agroalimentare, a Taranto sindacati per aumento salari

agricoltura2Aumentare del 7,5 per cento il salario dei lavoratori agricoli del territorio ionico. E di 50 centesimi a chilometro le spese sostenute per raggiungere i campi, in considerazione del generale aumento dei costi, ed in particolare di quello di manutenzione mezzi e del carburante.
E’ la richiesta congiunta di Cgil, Cisl e Uil. Questa mattina infatti, nella sede della Uil, in piazza Dante a Taranto, è tornato a riunirsi l’attivo unitario di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil per avanzare un’ipotesi di piattaforma per il rinnovo dei contratti di lavoro di operatori agricoli e florovivaisti.
I punti essenziali della proposta sono stati illustrati da Ida Cardillo, segretaria territoriale della Uila, il sindacato rappresentato a livello generale da Antonio Trenta.
Secondo Flai, Fai e Uila, gli aumenti richiesti sono un “atto dovuto”.
“E’ arrivato il momento – spiega Cardillo – di allineare il salario del contratto provinciale del lavoro di Taranto alle altre province pugliesi, innegabilmente inferiore alla media nazionale e in particolar modo regionale, quindi sanare questo divario storico che ha caratterizzato per lungo tempo il nostro territorio. Lo si faccia in primis per un fatto di adeguamento di trattamento salariale fra i lavoratori che in maniera non infrequente si spostano tra le provincie pugliesi (e non) a seconda delle fasi lavorative da svolgere. E capita spesso che le aziende non applichino il contratto riferito alla propria provincia perché più vantaggioso quello con retribuzioni inferiori”.
A rafforzare le richieste delle organizzazioni sindacali di categoria il fatto che “nella provincia che perde posti di lavoro con impressionante velocità – si è quantificata una riduzione di 10.400 unità nel 2014, con un tasso di disoccupazione schizzato dal 15,5 per cento al 18,5 per cento – il contributo del comparto agroalimentare all’occupazione provinciale risulta maggiore rispetto a quanto osservato in Puglia, dell’1,5 per cento, e in Italia dell’8,2 per cento”.
Più nel dettaglio, nell’industria agroalimentare tarantina si concentrano 16.629 addetti a fine 2014, ovvero il 16 per cento della base lavorativa delle imprese.
“In questo scenario – prosegue Cardillo – l’industria alimentare rivela un sostanziale allineamento con la media nazionale. Il 2,3 per cento di Taranto è quasi pari al 2,6 dell’Italia”.
Numeri che fanno a giusta ragione ritenere l’agricoltura della provincia di Taranto uno dei settori che, a livello provinciale, assorbe maggiormente manodopera, circa 30mila lavoratori, con oltre 4milioni di giornate movimentate, la cui gran parte si sviluppa nella zona occidentale della nostra provincia ove è presente in maniera preponderante un’agricoltura intensiva.
“Il forte impiego di manodopera – dichiara Cardillo – sta ad indicare come il settore possa essere considerato come una ramo di potenzialità occupazionali ancora da esplorare approfonditamente, soprattutto nel quadro di una integrazione tra attività economiche in grado di contribuire all’affermazione di un modello di sviluppo a minor impatto ambientale ed elevata ricaduta economica. Di più: un modello “green” che mette sullo stesso piano la salubrità dei prodotti e la salute dei consumatori”.
Un curiosità: sul territorio ionico, le imprese femminili nel settore agricolo sono 3316.
Perciò Cardillo evidenzia: “In questo quadro non si potrà non partire da una nuova ottica di collaborazione tra lavoro e impresa, finalizzata ad una crescita comune e maggiore qualificazione, sia delle produzioni, sia del personale che vi lavora. E una volta per tutte smetterla di investire sul conflitto, come ha fatto l’ultimo governo sbilanciandosi sul modello Marchionne, ma investire sull’interazione tra le parti che produca la consapevolezza che il gap economico che persiste tra salari e profitto, è uno degli ostacoli alla crescita economica del nostro territorio per tutti i soggetti che questi processi interessa”.
Un gap che per Flai, Fai e Uila va sanato per via delle 3 E: per un fatto di equilibrio; per una questione economica, perché la tenuta dei salari contribuisce all’espansione della domanda interna, a contrastare le pressioni deflattive sull’economia, a stimolare la competitività delle imprese e la loro capacità di creare lavoro stabile e qualificato producendo ricchezza sul territorio; ed infine per un fatto etico.
“Non siamo i soli a dirlo – conclude la segretaria della Uila di Taranto – ma anche e soprattutto papa Francesco. Il Santo Padre lancia alle imprese un messaggio chiaro: investire, ma in maniera giusta per creare nuovi posti di lavoro e non operare in maniera disonesta perseguendo solo il lucro, attraverso lo sfruttamento del lavoro”.

Share Button