La difesa di Bolognetti nel processo sul Pertusillo

pertusilloHo diffuso i dato sull’inquinamento del Pertusillo, innanzitutto perché un giornalista pubblicista ha l’onere di diffondere notizie d’interesse pubblico e poi perché esistono ben due riferimenti legislativi che mi legittimavano a farlo, ossia: la Convenzione di Aarhus ed il codice dell’ambiente. Sono queste, in estrema sintesi, le parole che Maurizio Bolognetti, Segretario dei radicali lucani, ha usato ieri per difendersi nel processo che lo vede imputato con il capo d’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio; ossia diffusione di dati che attestavano la contaminazione delle acque dell’invaso lucano. La Convenzione di Aarhus del 1998 recepita dal nostro legislatore nel 2001 – ha dichiarato Bolognetti è molto chiara e dice “in caso di minaccia imminente per la salute umana o per l’ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali, devono essere diffuse immediatamente tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia». Non meno trasparente è il codice dell’ambiente – ha sottolineato l’esponente dei radicali – la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti  e da tutte le persone fisiche e giuridiche, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, prevenzione, correzione, nonchè al principio «chi inquina paga». Ho pubblicato – fa intendere Bolognetti – dati prodotti dall’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di Basilicata, affermando che c’era un problema di decadimento delle acque, anche per supplire, a questo punto, in qualche modo, anche all’assenza d’informazioni da parte di quest’ultima che in realtà – aggiungeremmo – era l’organo deputato a farlo. In un secondo momento, vistomi accusato di procurato allarme, e ricevendo dalle istituzioni, risposte scomposte, come quella di essere al soldo delle compagnie delle acque minerali, ho ritenuto di voler irrobustire la mia tesi, commissionando analisi sull’identico invaso alla Biosan di Vasto; da queste ultime indagini emergeva la presenza di Bario. Inquinante con molte probabilità riconducibile anche alle attività estrattive petrolifere che insistono nella zona. Le analisi Arpab – ha concluso Bolognetti – le ho ricevute tramite mail, senza averne fatto richiesta, forse perchè identificato come portatore d’interesse diffusi. L’udienza di discussione è prevista ora per il 14 Maggio.       

Share Button