Le “more” del Dipartimento ambiente Regione Basilicata. Il caso Mythen.

Ingresso dello Stabilimento Mythen

Ingresso dello Stabilimento Mythen

Ferrandina – Per l’associazione Ambiente e legalità il dipartimento Ambiente della Regione Basilicata è stato gestito negli ultimi anni con assunzioni clientelari, con dirigenti inadeguati e da assessori con scarsa professionalità; per dirlo in due parole, citando un’opera letterari tedesca, da apprendisti stregoni. Lo testimoniano – fanno capire dal sodalizio – diversi casi di grave inquinamento lasciati da sempre in una situazione di provvisorietà o mora; è così per esempio per l’ inceneritore La Fenice, nell’area San Nicola di Melfi. Inquinamenti certificati, qui. Istituzioni coinvolte ed impianto che continua ad operare. SiderPotenza, attiva dal 1960, ma solo adesso, negli ultimi due anni, dopo la concessione dell’autorizzazione integrata ambientale è davvero monitorata. Si potrebbe andare avanti, all’infinito, con tanti esempi: le mai partite bonifiche di Tito e Valbasento, il pericoloso misterioso impianto Itrec di Rotondella, la discarica materana di La Martella, ma rischieremmo di infilarci in una retorica giusta ma al momento stantìa. Un caso di mala gestio meno conosciuto, per esempio, è quello della Mythen di Ferrandina. Impianto ora con produzione ferma. La società, attenzionata dalla Guardia di Finanza per un’evasione di 10 milioni di euro, è partita grazie ad un finanziamento statale di 21 più 4,3 a carico della Regione. L’impresa opera, non grazie ad un’autorizzazione integrata ambientale, mai concessale, pur avendola richiesta, tra l’altro, sin dal 2006, ma grazie ad una semplice determina dirigenziale rilasciatale nel 2010 con validità 15 anni. La ditta è autorizzata ad uno scarico provvisorio dei reflui nel fiume Basento di volta in volta, rinnovata, dall’Ufficio ambiente della Provincia di Matera. Occorre – continuano da Ambiente e Legalità – dotare la Mythen, di tutte le autorizzazioni occorrenti  e non già di quelle “nelle more” e che i reflui siano convogliati al depuratore consortile. Crediamo – concludono – che i lucani siano stanchi di un ufficio regionale che gestisce tutto “nelle more” .

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