Più eroe che bandito il Crocco della Rai. Ma c’era altro da dire

Matera – Non era facile toccare un argomento controverso come quello del Brigantaggio nel Sud Italia nel periodo pre e post unitario. Non lo è stato mai, data l’esistenza di una doppia storiografia sul tema: da una parte quella ufficiale che parla di mille valorosi  Garibaldini unificatori indolore dell’Italia e dall’altra quella definita revisionista, invece, che vede l’insorgere di una vera e propria rivoluzione sociale, in quel periodo, in Lucania, capitanata dal rionerese Carmine Crocco. Rai fiction, nella miniserie in due puntate, Il generale dei Briganti, andata in onda, ieri e avantieri sulla prima rete nazionale, ci ha provato a dare una chiave di lettura diversa di quella guerriglia contadina che sbrigativamente gli storici dell’epoca avevano archiviato con il termine Brigantaggio;  e dobbiamo dire che alla fine, se Carmine Crocco, intepretato da Daniele Liotti, ne è uscito come un uomo mosso non da questioni ideologiche ma di sopravvivenza, una volta sotto con la camicia rossa dei Piemontesi, poi sotto quella dei Borboni, ma sempre a fianco dei contadini l’obiettivo è stato, in parte, centrato. L’idea di un sud contadino che ha fatto la storia, infatti, e poi ne sia stato escluso dall’Italia unita, dall’Italia Parlamentare, dobbiamo dire che passa ma solo se seguito con attenzione e si conoscono gli argomenti; anche il desiderio di riscatto sociale, contro i latifondisti, contro i Piemontesi tiranni emerge ma non forte, incentrandosi la storia forse troppo sul desiderio di aministia di Crocco e sul suo amore con Nennella; “l’unificazione – come hanno detto Fabrizio Del Noce ed il regista del lavoro Paolo Poeti nella conferenza stampa della fiction – non è stata senza problemi nel Sud Italia; ha fatto, anzi, più morti di tutte e tre le guerre d’indipendenza”; anche di questo sangue versato dai contadini, dobbiamo dire, in queste due serate se n’è visto ben poco. Lungi da noi desideri di spargimenti in prima serata ma, forse, una sottolineatura in più ci stava tutta. Resta il merito del servizio pubblico di aver iniziato a parlare, sotto altra chiave, dei Briganti Lucani; ora, per lo meno, 6.498.000 telespettatori sanno qualcosa in più sul Lucano Carmine Crocco; per tutto il resto rimandiamo ad altra filmografia, a cominciare, per esempio, da “Li chiamarono Briganti” di Pasquale Squitieri.