Regionali. Dalla revoca del divieto di dimora a Pittella alle scelte delle coalizioni

La prima notizia importante, tanto attesa dal presidente dimissionario della Regione Basilicata Marcello Pittella, arriva dal palazzo di Giustizia di Matera intorno alle 13.30 di mercoledì pomeriggio ed è quella della revoca da parte del Gup Angelo Onorati del divieto di dimora a Potenza.

Le misure cautelari che hanno riguardato il governatore uscente, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla Sanità lucana nei primi scorci del mese di luglio – inizialmente con gli arresti domiciliari – si sono riverberate sull’intero centrosinistra lucano di governo condizionando inevitabilmente i preparativi di una campagna elettorale tutta da ripensare.

In primis dallo stesso Pittella che in questi mesi, tra un ricorso e l’altro, ha lavorato alle sue liste spesso nel silenzio rotto solo da tre interventi pubblici: la lettera di Ottobre interpretata come un passo di lato verso il Pd e il centrosinistra (“ricerchino le soluzioni che ritengono più utili”) , una serie di dichiarazioni rilasciate a fine dicembre dopo la conferma del divieto di dimora a Potenza da parte del Riesame in occasione della quale circondato dai giornalisti commentò la decisione come “rocambolesca”, e con il più recente messaggio nel giorno di apertura dell’anno da Capitale europea della Cultura di Matera col quale rivendicò il grande impegno dell’ente da lui guidato.

Dopo le dimissioni dall’incarico di presidente della Regione – rassegnate il 24 gennaio scorso – e i numerosi attestati di stima umana e per i buoni risultati conseguiti nel corso del suo mandato, arrivati da più parti della maggioranza e da diversi esponenti del suo stesso partito (oltre che dalla Giunta regionale) si è tornato a parlare con rinnovato entusiasmo di un Pittellabis.

L’ipotesi, scartate le primarie di coalizione, continua però a non piacere ad alcuni pezzi del partito, in primis Lacorazza ma anche Santarsiero, Spada e Chiurazzi che in un primo incontro con i vertici di MdP, stanno provando ad individuare figure diverse da quella del presidente uscente, per dare vita ad un centrosinistra “alternativo” a quello di Governo e tra i nomi emersi dal tavolo ci sono quelli dell’ex presidente di Coldiretti Basilicata Piergiorgio Quarto insieme a quello dell’attuale assessore a cultura e innovazione di Matera, il senatore Giampaolo D’Andrea e dell’ex consigliere regionale Luigi Bradascio.

Questa iniziativa è stata commentata in un documento diffuso dall’indirizzo di posta del PD lucano, siglato insieme agli altri alleati, cioè il Psi, Progetto Popolare – Realtà Italia e Verdi: “La disfida su chi deve comandare non ci interessa, il Centrosinistra non intende legittimare autocandidature e rifugge l’antico esercizio del veto e del pregiudizio politico”.

Tutto questo mentre il Movimento 5 Stelle prosegue la sua campagna elettorale e il centrodestra prende ancora tempo per concretizzare gli accordi tra i leader nazionali con un nome di sintesi.

In questo senso ancora nessuna indiscrezione trapela dopo i numerosi incontri di Berlusconi, cui spetta l’indicazione del nome del candidato presidente, con il coordinatore lucano di Forza Italia, il senatore Moles, che ha portato da mesi sui tavoli romani, i nomi tra cui scegliere il preferito. Le indiscrezioni (e i sondaggi) diffuse in questi ultimi giorni vedono tra i favoriti l’ex generale delle Fiamme Gialle Vito Bardi, anche se qualche resistenza ancora frenerebbe l’ufficialità.

L’ultima in ordine di tempo arriva con il testo di una lunga lettera inviata alle redazioni giornalistiche lucane firmata da “un gruppo di elettori del Centro Destra” i quali chiedono “Quale utilità porta un candidato esterno come il generale Bardi al Centro Destra e alla Basilicata”.

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