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Anche la Basilicata tra le regioni decise ad impugnare il Decreto Sicurezza

La giunta regionale lucana, riunita martedì ha approvato una delibera che contiene la decisione di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il Decreto Sicurezza

I contenuti dell’atto amministrativo non sono ancora noti

Alla lista delle Regioni che impugneranno di fronte alla Consulta il decreto sicurezza e immigrazione dell’esecutivo nazionale, si è aggiunta dunque anche la Basilicata, dopo che la Sardegna ha ufficializzato la decisione annunciata lunedì e nelle Marche il presidente del Consiglio regionale e capigruppo di maggioranza hanno firmato una mozione per impegnare la giunta in tale senso. Un’istanza che segue i ricorsi già deliberati da Umbria, Toscana ed Emilia Romagna e annunciati dalla Calabria e dal Piemonte. Qualcosa si muove anche in Campania con un gruppo di consiglieri regionali che ha inviato una lettera aperta al governatore De Luca sottolineando la necessità di tutelare accoglienza, integrazione e sicurezza ricorrendo alla Corte Costituzionale. Alla decisione politica seguirà l’iter tecnico che porterà materialmente alla presentazione del ricorso. Le Regioni stanno attualmente studiando il dossier con l’ausilio delle avvocature regionali, una volta depositati i ricorsi la Consulta fisserà una data per la discussione. Le singole Regioni potrebbero far leva su aspetti diversi della legge, sebbene sia già partito un coordinamento.

Ad anticipare il ricorso lucano è stato il coordinatore delle Politiche Migranti e Rifugiati della stessa Regione Basilicata, Pietro Simonetti: “La decisione della Giunta Regionale di Basilicata di procedere, come hanno annunciato la maggioranza delle Regioni Italiane, ad incardinare il ricorso alla Corte Costituzionale sulle nuove norme su immigrazione e sicurezza rappresenta il naturale sbocco per l’attuazione di alcune norme della Costituzione del nostro Paese” aggiunge Simonetti che commenta così “si tratta di difendere gli elementi essenziali dei diritti di uomini e donne che non possono essere esclusi dal lavoro, dai servizi, dai doveri e dalle funzioni di partecipazioni alla vita democratica fortemente limitate o escluse da molte norme introdotte nella nuova legge”.

La necessità di regolare i flussi della mobilità di persone che scappano dalle guerre, dalla violenza e dalla miseria – aggiunge Simonetti – deve essere compatibile con l’esercizio dei diritti costituzionali e della pratica della inclusione e della integrazione.

“In questo quadro diventa necessario anche ripristinare i decreti flussi per motivi di lavoro da tempo non utilizzati per un giusto programma di ingresso per ragioni di lavoro tenendo conto anche delle esigenze dei territorio e della domanda del sistema delle imprese”.

Uno degli elementi di ricorso delle Regioni riguarderà il fatto che sebbene le politiche sui migranti siano competenza dello Stato, alcune misure del provvedimento come le limitazioni alla protezione umanitaria e l’eliminazione dell’obbligo di residenza, impattano su ambiti che sono invece prerogativa delle Regioni, quali la tutela della salute, il diritto allo studio, quello alla formazione professionale e l’assistenza sociale.

Il coordinatore della task force regionale, Simonetti ricorda che la decisione della Giunta “attentamente meditata e ragionata” risponde anche “alle richieste dei Comuni, delle parti sociali, delle forze culturali e del volontariato e accompagna le attività in atto per consolidare l’accoglienza diffusa e la lotta al caporalato e per l’inclusione. Pratica apprezzata a livello Nazionale e nella UE.”

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