Direzione PD. Renzi annuncia le dimissioni, il PD verso il congresso

“Si chiude un ciclo alla guida del Pd”.

Così Renzi lascia intendere, forse in maniera sibillina come poi dirà Bersani, che si dimetterà per anticipare il congresso. E lancia un messaggio indirizzato a Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano: “io voglio dire a chi si è candidato alla guida del partito: se vinceranno loro sarò in prima fila per sostenerli. Ma serve rispetto” aggiunge “perchè tutte le volte che si dice che noi siamo il partito dei petrolieri e dei banchieri, un iscritto non rinnova la tessera.”.

Direzione PD, tra gli altri anche D’Alema, Emiliano e Bersani – Foto di Stefano Minnucci

Il fermento fuori dal centro congressi che ospita la direzione del PD allargata a parlamentari e segretari regionali è testimoniato dalla folta presenza di giornalisti e dalla protesta dei precari Istat che fanno da sfondo alle dichiarazioni, poche per la verità all’arrivo dei vari esponenti del partito, che in gran parte si limitano ad accelerare il passo e salutare.

Nella sala intanto, la direzione che comincia con più di mezz’ora di ritardo il segretario Renzi e il premier Gentiloni l’uno accanto all’altro cantano l’Inno di Mameli. Tra gli interventi che seguono a quelli del segretario, con Cuperlo che lancia l’appello: “Abbiamo il dovere di restituire agli iscritti lo scettro di prendere una decisione sul loro avvenire senza strappi tra noi” e Graziano Delrio: “Necessità e dovere è fare il congresso. Ma è necessità e dovere anche fare una legge elettorale”. Prende poi la parola l’ex segretario Pier Luigi Bersani per ribadire sul Congresso: “non facciamo cose cotte e mangiate che diventino una conta”.

Arriva anche il turno di Michele Emiliano il quale, ripercorrendo i (tanti) momenti difficili di interlocuzione nei mille giorni con il governo Renzi, dal referendum trivelle alle emergenze ambientali tarantine ribadisce: “quella di candidarmi alla segreteria è una cosa che sento di fare, necessaria”. E poi un po’ indispettito si rivolge a Renzi “ti ho sostenuto lealmente all’ultimo congresso, quindi mentre parlo io ti prego di non fare la stessa faccia che hai fatto quando ha parlato Bersani”.

Anche l’altro candidato alla segreteria, il lucano Roberto Speranza fa riferimento ai mille giorni “Io, caro segretario, sono tra quelli che ha favorito l’inizio dei tuoi 1000 giorni a Palazzo Chigi. Ero convinto che di fronte ad un fiume in piena che ci stava arrivando addosso, la tua presenza a palazzo Chigi fosse una diga più alta. Ma ora penso che dopo 1000 giorni di governo quella diga non regge più, perché alcune scelte che abbiamo fatto non hanno convinto”.

Nel corso della sua replica Renzi ha poi specificato tempi e modi: “L’assemblea ha la sovranità per decidere tempi e modalità del congresso” ha detto “il congresso si farà nei tempi decisi dall’Assemblea, come previsto dallo Statuto”.

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