Il rientro di Luca Braia “in Regione” con una relazione in Consiglio

Il neo assessore: agriturismo e turismo rurale punti basilari del mio programma

Luca Braia salutato da Luigi Bradascio

Luca Braia salutato da Luigi Bradascio

Un radioso Luca Braia, nominato di fresco da Marcello Pittella a tenere le redini delle politiche agricole lucane, ha fatto il suo ingresso nella sala del Consiglio Regionale, salutato dai colleghi di giunta e dai consiglieri riuniti in assemblea.

L’assessore ha relazionato circa le attività di “riordino del comparto agrituristico” da parte degli uffici del dipartimento anche riattivando l’apposita commissione regionale.

 “I 130 agriturismi che oggi fanno parte dell’Albo lucano” ha evidenziato Braia “sono in piena regola con quanto previsto dalla legge regionale e nel quadro della normativa nazionale”.

Nell’evidenziare la crescita qualitativa delle strutture ha dichiarato di voler premere per un ulteriore rilancio. Anzitutto ammodernando la legge regionale “vecchia” di 8 anni.

“Le aziende agrituristiche dovranno basarsi unicamente sull’utilizzo delle produzioni aziendali o derivanti dal territorio di appartenenza e, dove sarà possibile, certificate, in grado di conferire all’azienda un importante ruolo di commercializzazione dei prodotti locali oltre che di promozione del territorio”.

Il nuovo programma di sviluppo rurale (2014-2020) mirerà secondo Braia non solo a migliorare ulteriormente qualità e quantità dei servizi offerti ma anche a “favorire il rinnovamento generazionale”, a incentivare l’imprenditoria femminile, a favorire l’associazionismo, oltre che migliorare le conoscenze degli operatori nel settore.

Nel suo intervento Braia si è soffermato anche sulla necessità di rilanciare la collaborazione con le scuole per la divulgazione dell’educazione ai consumi alimentari per i ragazzi.

Infine, l’assessore ha sottolineato la necessità di ampliare il turismo rurale e la sua accoglienza. In proposito si è riferito a Matera Capitale europea della Cultura 2019.

“Ma l’esempio” ha fatto presente “potrebbe estendersi anche ad altre realtà rurali. Matera prima che Capitale della cultura è stata la Capitale del mondo contadino e ha un patrimonio rurale immenso. In proposito voglio ricordare che ha l’agro più esteso in Basilicata. Per questo e anche per contribuire a decongestionare il centro storico visto che il turismo dovrebbe crescere dai quasi 200 mila turisti di quest’anno ai 600 mila previsti nel 2019, dovremo animare ulteriormente il territorio realizzando un turismo rurale maggiormente ricettivo che valorizzi accanto alla città anche le produzioni enogastronomiche, il paesaggio rurale, gli aspetti ambientali e la biodiversità, ampiamente presente nell’agro materano”.