24 aprile 2013. La goccia, la cesura, la rinascita.

Vito De FilippoE’ trascorso un mese da quel fatidico 24 aprile 2013, giorno in cui Laura Triassi, procuratore della Repubblica di Potenza, convocava la stampa per mettere al corrente l’opinione pubblica dello scenario di “diffusa illegalità” che regna nelle stanze del consiglio regionale e negli uffici di più di qualche assessore in carica.

La piazza, già provata dalla crisi, spesso aizzata dai soliti facili populismi, reagisce come spesso accade in questi casi: con la pancia.

L’otre, già pieno del governatore, è traboccato con la goccia dell’inchiesta. Lo ha rimarcato anche nel corso della seduta fiume “post-rimborsopoli”.

Non tenteremo neanche di decodificare quanto accaduto in quel 24 aprile. Le dimissioni e la nomina della nuova giunta. La fiducia di Vito da Sant’Arcangelo nella sua comunità lucana è tanta, lo ha dichiarato nel suo discorso di ieri in Consiglio: “io non ho paura della gente, del giudizio. La gente sa discernere ‘il grano dal loglio’ molto piu’ di quanto noi pensiamo” ed ha continuato ribadendo “il sacrale rispetto del lavoro della magistratura”.

Mentre pronunciava queste parole i Carabinieri erano in attesa di consegnare gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, che ufficializzano 42 indagati, tra cui i vertici della Regione: De Filippo per “i francobolli” e Santochirico “per i giornali” insieme all’intera giunta nominata dopo la “bufera” e gran parte dei consiglieri in carica.

Come dire, neanche il tempo per molti consiglieri di tornare a sedersi tra i banchi dell’assemblea dopo le misure cautelari e la “gogna mediatica” sui rimborsi chiesti per cene, viaggi all’estero e acquisti personali. Controllati, uno per uno, dai Carabinieri, dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza.

E la cesura “medica” operata da De Filippo, acquista un senso ancora maggiore se lo scopo, come ha dichiarato ieri è quello di far nascere “forze nuove in grado di rispondere alla crisi economica e politica”.

Il quadro che il gip, il 24 aprile, definì “desolante” e “imbarazzante” non è quello delle “posizioni” minime nell’inchiesta (piccole somme o fatti singoli, come quelli che riguardano De Filippo e il presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Santochirico), ricordiamo con pena e dolore piuttosto le fatture corrette a penna per aumentare il rimborso, le vacanze in diversi Paesi europei, gli scontrini per cene consumate (nella stessa sera) in diversi punti dell’Italia, l’acquisto di cerchi per l’auto o il pagamento degli autolavaggi, parquet rifatti in casa, e pagamenti per la fornitura quotidiana di frutta e verdura.

E ci sono poi “chicche” che, pur non avendo (forse) nulla di illegale, dimostrerebbero, se non uno sperpero, una certa manica larga nell’uso dei soldi pubblici, di cui si sta occupando anche la Corte dei Conti: pasti con carne argentina, vini costosi, champagne, decine di ricariche telefoniche effettuate nello stesso giorno, pasticcini per i compleanni, orsetti acquistati all’autogrill e sigarette.

Eppure anche in questo ci siamo distinti. Regione umile e modesta: al momento non ci sono yacht o diamanti, ma soprattutto alcuni comportamenti che i magistrati hanno ritenuto penalmente rilevanti e, per il resto, prevalgono atteggiamenti eticamente discutibili, dunque politicamente rilevanti, di molti consiglieri regionali della Basilicata.