Da Berlusconi al Terzo Polo, a Matera il Vice Segretario Nazionale dei Liberali

Continuare a puntare sui tecnici? Meglio i tecnici del baratro ma non a tempo indeterminato, perché la tecnocrazia, che per sua natura non deve rendere conto all’elettorato, è l’antitesi della democrazia. Lo ha ribadito questa mattina a Matera, il Senatore Enrico Musso, vice segretario nazionale del Partito Liberale Italiano, che ha preso parte alla prima assemlea provinciale del partito. Musso, già candidato alla carica di Sindaco di Genova nel 2007, nella compagine berlusconiana, ci riproverà quest’anno a maggio, per il Terzo Polo. Alla presenza del coordinatore PLI Puglia e Italia Meridionale, Giuseppe Carrieri, e del referente locale del partito, Francesco Romito, Musso ha quindi analizzato l’attuale condizione politico-economica del Paese. Dalla crisi economica, ha osservato, l’Italia esce con le ossa rotte, più di altri Paesi, come Francia, Germania e Stati Uniti. Questo perché una maggioranza molto ampia, senza precedenti nella storia repubblicana, all’atto pratico si è dimostrata impotente ed è stata costretta ad abdicare a favore di quella bipartisan, che oggi sostiene il Governo Monti. Governo che nell’arco di qualche mese è riuscito a mettere in cantiere o a varare diversi provvedimenti, alla base della tanto agognata riforma liberale, dalle pensioni, alle liberalizzazioni, all’annunciata riforma del mercato del lavoro. Insomma, dalle parole di Musso, il Terzo Polo si conferma il principale promoter di Monti. Ma oggi è anche importante ripartire. Da dove? Musso non ha dubbi: dalla riforma elettorale, per evitare che il sistema antiliberale delle nomine continui a condizionare la politica italiana. Quanto poi all’identikit del liberale moderno, deve essere, ha ribadito Musso, la figura di un uomo onesto e competente, non incline ai richiami dell’antipolitica e del populismo, consapevole dei profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni, in particolare con la globalizzazione e l’integrazione dei mercati, che hanno estremamente ridotto l’efficacia delle politiche monetarie.