L’assemblea provinciale del Partito Democratico

Matera. Il traghettatore nell’immaginario collettivo è associato a Caronte, una figura di passaggio e  non proprio piacevole, che trasporta le anime dei defunti verso l’aldilà. Non dovrebbe essere proprio soddisfatto dunque Antonio Di Sanza dopo che la platea lo ha proposto come nuovo segretario provinciale del Partito Democratico  definendolo appunto il “traghettatore”. Ma verso quale lido o girone infernale  non è  ancora venuto fuori nel corso dell’assemblea provinciale che si è svolta a Matera all’Hotel San Domenico. Dopo due mesi dalle dimissioni  Anna Ferarra ha aperto i lavori spiegando le ragioni delle sue decisioni e la volontà di continuare a contribuire comunque ma in modo libero alla crescita del partito. Ha utilizzato parole come “tirannia” per spiegare il punto di arrivo di una fase congressuale “figlia della paura” che a fronte di concetti nuovi come rinnovo della classe dirigente ed innovazione ha di fatto prodotto solo un ritorno al passato con la restaurazione di poteri precostituiti che decidono ed impongono assessori, candidati, dirigenti senza alcun confronto con l’assemblea. Con una domanda “Chi decide nel PD?” niente affatto retorica ma che esprime la fragilità del “decisionismo collettivo”. Un partito che è il “luogo del silenzio” invece di essere quello del dibattito ed infatti Anna Ferrara ha definito la sua “una voce solitaria, isolata ma pur sempre un voce che ha bisogno di liberarsi per potersi esprimere”. Insomma non tira aria buona nel PD materano nonostante la schiacciante vittoria alle regionali che ha reso Matera la prima provincia democratica in Italia. La si respirava nella sala ed è venuta palesemente fuori nel corso degli interventi dal pubblico dove l’amaro era percepibile nelle bocche di tutti: da Viti a Lisanti passando per Giammetta, Beatrice e Rosarno. E proprio quest ultimo di Montalbano Jonico con un espressione colorita ha riassunto il modus operandi del PD “letto fatto e tavola messa” ovvero nessuna considerazione dei militanti che comunque non erano in molti così come risultavano assenti anche i giovani del PD. Naturalmente è venuta fuori anche la questione del comune di Matera con un Sindaco, Salvatore Adduce, schiacciato dalle logiche di spartizione, senza maggioranza e non aiutato dal suo stesso partito a superare il grave e pesante impasse in cui si trova la città. Se queste sono le premesse non sarà facile per Caronte traghettare le molte anime del PD fuori dal limbo.

 

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