Lecce. Centinaia di lavoratori licenziati, Cgil: “Effetti del Decreto Di Maio”

A casa in 200. Un call center di Lecce non ha rinnovato il contratto, infatti, a 200 dipendenti. E la Nidil CGIL attacca: “Questi sono i primi effetti del decreto Di Maio”. Rincalza la dose anche l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, Loredana Capone, che affida il suo sfogo a un post su facebook. “Decreto dignità o decreto licenziamenti?”. Questo licenziamento di massa, fa sapere il sindacato, è solo il primo degli effetti del Decreto di Maio. Contratti che alla scadenza non sono stati rinnovati: nelle intenzioni del Governo, il limite ai rinnovi dei contratti precari avrebbe dovuto incentivare il ricorso al tempo indeterminato. In realtà l’effetto ottenuto è opposto: centinaia di persone hanno di fatto perso il lavoro. A giovarne sono solo le imprese che così facendo evitano aggravi contributivi. “I lavoratori che hanno maturato un’anzianità di oltre 12 mesi, specialmente chi aspirava ad una stabilizzazione frutto di anni di lavoro, sono stati traditi dal Decreto Di Maio – fa sapere Sabina Tondo, coordinatrice provinciale del Nidil Cgil Lecce – Nella maggior parte dei casi parliamo di lavoratori che hanno acquisito competenze nella propria attività e che dovranno ora reinventarsi, magari per l’ennesima volta. Un provvedimento come il Decreto Di Maio, che nelle intenzioni vuol combattere la precarietà, ha nei fatti espulso da ciclo produttivo centinaia di lavoratori salentini e probabilmente incentiverà il turnover nelle aziende. La norma andrebbe migliorata – continua Tondo – obbligando le aziende che attingono dalle agenzie interinali a mantenere il personale nello stabilimento, senza ricominciare da capo ogni volta. Una sorta di diritto di prelazione sulle assunzioni”. 

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