Occupazione: al sud quei pochi che lavorano hanno le buste paga più leggere

I dati aggiornati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro contenuti nel terzo rapporto nazionale, sono stati presentanti in occasione del Festival del Lavoro in corso a Milano

Il dossier, rappresenta uno scenario ben conosciuto da molti ed evidenziato da diverse statistiche e studi, con le buste paga del Nord sempre più pesanti rispetto a quelle del Sud. L’analisi passa al setaccio il mercato del lavoro guardando anche ad altri parametri ed evidenzia il divario di genere sul fronte delle retribuzioni dei dipendenti. Quelli di sesso maschile, è stato rilevato in alcuni casi, guadagnano il 40 per cento in più rispetto a quelli di genere femminile.

Poi, se sul fronte dell’occupazione si registra il positivo calo della quota di Neet a livello nazionale – ragazzi con meno di 29 anni, fuori da percorsi di studio e senza impiego – nel Sud la quota di under29 esclusi dal mercato del lavoro è ancora “imponente” rispetto alle province centro-settentrionali. Con Foggia che detiene il triste primato della maggiore quota di giovani disoccupati (64,1 per cento) e Taranto al 7° posto delle provincie italiane con quasi il 60 per cento (Matera è al 38esimo posto e Potenza al 39esimo con tassi del 38%). Percentuali elevatissime nelle nostre province appulo-lucane che figurano quasi sempre tra le prime venti, si rilevano anche sul fronte degli inattivi e dei Neet.

Per quanto riguarda la retribuzione netta mensile le buste paga dei dipendenti della provincia di Potenza (1286 euro) sono mediamente più elevate rispetto a quelle dei lavoratori della provincia di Matera (1240 euro). A titolo di paragone si prenda ad esempio quella di Bolzano, la più alta d’Italia dove le buste paga di media pesano 1500 euro mentre quelle di Bari (provincia) è di 1263 euro, di Brindisi 1205, di Taranto 1192, di Foggia 1180, Lecce 1130 e della Bat (terz’ultima in Italia) di 1121 euro.

Secondo i dati ripresi dall’Istat (anno 2017) elaborati dai Consulenti del Lavoro le due province lucane si piazzano in bassa classifica per tasso di occupazione rispettivamente in posizione 78 e 80 (Potenza 49,6; Matera 49,3) comunque più in alto rispetto alla gran parte di quelle meridionali (in posizione 87 c’è la provincia brindisina, all’89 quella di Taranto, alla 91 quella di Lecce, alla 93 la BAT, penultima in Italia alla 106 quella di Foggia, mentre fa eccezione la provincia di Bari che per tasso di occuati tra i 15 e i 64 anni precede Matera di una posizione, alla 79).

Sempre nell’ambito del tasso di occupazione ma con evidenza della differenza di genere, le tre province pugliesi di Foggia, Taranto e Bat sono tra le prime Italia con un maggior numero di occupati maschi rispetto alle colleghe donne (circa il 29 per cento). A “primeggiare” questa classifica ci sono pure le due province lucane (Matera in 14esima e Potenza in 17esima posizione) con una preponderanza maschile del 24 per cento.

Nel dossier sono anche evidenziate due categorie di lavoratori suddivisi per tipologia di contratto: standard e non standard. Della prima fanno parte i dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato (compresi i part-time volontari), della seconda (i lavoratori “non standard”), fanno parte da coloro che hanno un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ma in part-time involontario, i dipendenti a termine, i collaboratori e gli autonomi. Questa categoria di lavoratori molto spesso va ad ingrossare i numeri della platea dei cosiddetti “Working Poors”, coloro che cioè si trovano a rischio di povertà e di esclusione sociale a causa del livello troppo basso del loro reddito, dell’incertezza sul lavoro, della scarsa crescita reale del livello retributivo e dell’incapacità di risparmio.

Per questi ci risparmiamo di indugiare in numeri e cifre provincia per provincia, basti sapere che la gran parte degli occupati con contratti “non standard” sono rappresentati nelle province dai colori caldi (rosso-rosa).

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