Art bonus. La Basilicata non è una terra di mecenati

Mentre il ministro dei beni culturali Dario Franceschini annuncia soddisfatto di aver sfondato il muro dei 200 milioni di euro per gli oltre 1300 interventi a favore del patrimonio artistico italiano compiuti da 6.345 mecenati, l’Art bonus, ovvero l’agevolazione fiscale introdotta dal governo per incentivare il mecenatismo culturale, vedo una scarsa adesione da parte dei privati nel mezzogiorno d’Italia. E per citare il caso più emblematico, in Basilicata, a quattro anni dall’avvio della campagna di sensibilizzazione non è stato raccolto neppure un solo intervento. Alla Puglia va leggermente meglio, gli interventi raccolti ammontano a poco più di un milione di euro.

Da qui l’appello del ministro alle aziende per colmare anche questo divario di forza di sistemi produttivi “nord – sud”.
Al momento infatti al top ci sono la Lombardia con una raccolta che sfiora i 73milioni di euro seguita dal Veneto e dal Piemonte, entrambe con circa 30milioni.

L’ArtBonus, introdotto nel 2014, offre una agevolazione del 65% ed è attualmente una delle più vantaggiose misure fiscali per incoraggiare il mecenatismo presente in Europa.

Tra l’altro la nuova legge sullo spettacolo dal vivo appena approvata in via definitiva alla Camera estende l’Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo. Grazie a questa riforma anche le orchestre, i teatri nazionali, i teatri di rilevante interesse culturale, i festival, i centri di produzione teatrale e di danza, i circuiti di distribuzione potranno avvalersi del credito d’imposta del 65% per favorire le erogazioni liberali finora riservato esclusivamente alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione.

Per Franceschini la legge è efficace non solo perchè “con queste risorse si finanzia la cultura e il recupero del patrimonio” ma anche per la valenza educativa: “perché sta introducendo nel Paese la cultura del mecenatismo”.

Fatta la legge, per farla funzionare almeno al Sud occorre fare i mecenati.

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