Agromafie. In Fiera del Levante dalla Coldiretti proposta di un osservatorio nazionale

L’istituzione in Italia di un Osservatorio sulle agromafie è stato ieri, nella Fiera del Levante di Bari, al centro del confronto tra il coordinatore nazionale degli assessori all’Agricoltura, Leo di Gioia, e Gian Carlo Caselli, in qualità di presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura.

Dal loro incontro, nel convegno organizzato dalla Coldiretti sul tema ‘Nutrire la legalità per la tutela dei beni comuni’, è emersa la volontà d’istituire l’organismo. Di Gioia ha espresso “l’intenzione di estendere in Conferenza delle Regioni l’iniziativa della istituzione dell’Osservatorio affinché questa attività sia fatta con i colleghi assessori di tutte le Regioni”. Di Gioia ha infine ringraziato la Coldiretti per “aver organizzato un evento che traccia una linea di lavoro a tutela della legalità e nella lotta alle frodi alimentari”.

Su quest’ultimo punto è emerso nel convegno che la Commissione ministeriale di studio per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare, presieduta dall’ex procuratore Gian Carlo Caselli, ha consegnato una proposta normativa di riforma sulla tutela dei prodotti alimentari che si incentra sul consumatore finale e mira ad adeguare un quadro normativo oramai obsoleto.

“Serve grande unità per isolare il caporalato mafioso, che è il più pericoloso, cambiando i rapporti di forza sul territorio”. Ha sostenuto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo all’incontro organizzato dalla Coldiretti. Per Emiliano sono due gli aspetti fondamentali da porsi: “La tutela della dignità del persone, che è l’obiettivo principale, e la tutela dell’immagine dell’agricoltura pugliese che in alcuni casi è stata rovinata da grandi giornali europei che descrivevano il pomodoro pugliese come insanguinato dal lavoro illegale”.

“La Regione Puglia si è resa conto – ha aggiunto Emiliano – che le imprese pugliesi non sono ancora pronte per gestire i tanti lavoratori migranti ed è intervenuta fornendo vitto ed alloggio con investimenti che hanno portato alla creazione di vere e proprie foresterie nelle campagne, dotate di sistema di trasporto. In questo meccanismo – ha spiegato Emiliano – le imprese non devono fare riferimento ai caporali e nel caso siano minacciate o abbiano difficoltà di trovare manodopera diversa devono poter contare sul supporto delle istituzioni. Per fermare il giro d’affari alimentato con lo sfruttamento dei braccianti, penso alla Capitanata come esempio, serve grande unità e particolare sorveglianza, come ieri abbiamo spiegato al premier Gentiloni in occasione dell’inaugurazione della Fiera. Serve una forte relazione tra aziende e forze dell’ordine, con organismi che controllino la legalità”. “La Puglia continuerà a fare la sua parte, anche nell’aiutare il legislatore – ha concluso Emiliano – a strutturare nuovi reati in materia di agricoltura, che consentano maggiore precisione e reale applicazione delle sanzioni”.

“L’Italia si candidata a svolgere un ruolo da apripista nelle politiche comunitarie a sostegno della qualità con il sistema di etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari” ha sostenuto il presidente nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo “Nel 2016 sono stati importati dalla Cina 91 milioni di chili di conserve di pomodoro che significano – ha spiegato Moncalvo – attorno al 20% della produzione nazionale. Prodotto che viene poi spacciato nel mondo come italiano per la mancanza di un sistema di etichettatura di origine obbligatorio. Per questo – a giudizio di Moncalvo – l’annuncio del Ministro Martina per arrivare all’obbligo di indicare la provenienza in etichetta è una giusta risposta alla battaglia che da tempo combattiamo”.

“E’ una premessa importante per condurre una battaglia anche a livello internazionale contro l’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta), da dove arriva – ha ricordato Moncalvo – più della metà del grano duro straniero coltivato con l’impiego di prodotti chimici come il glifosate in preraccolta vietato in Italia”.

L’Italia è il principale produttore europeo di grano duro, destinato alla pasta con 4,8 milioni di tonnellate su una superficie coltivata, pari a circa 1,3 milioni di ettari, ma sono ben 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che – è stato spiegato – arrivano dall’estero. “Con la pubblicazione del decreto interministeriale che la rende obbligatoria, fortemente sostenuto dalla Coldiretti, ci sarà straniero – ha continuato Moncalvo – finalmente trasparenza su un elemento di scelta determinante”. “L’arrivo dell’etichettatura di pasta e delle conserve di pomodoro – ha concluso – salva 1/3 dell’agricoltura pugliese dai prodotti agroalimentari importati dall’estero e spacciati per made in Italy. Le produzioni di oltre 380mila ettari sul totale di 1,2 milioni sarà riconoscibile dall’etichettatura d’origine”.

Nel corso di Spazio Fiera” in diretta dallo studio di TRM network in Fiera del Levante abbiamo approfondito questi temi con il magistrato Gian Carlo Caselli in qualità di presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura.

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