UIL. In Basilicata sono circa cinquantamila i lavoratori irregolari

Il lavoro irregolare in Basilicata è stimato tra il 12 e il 15% circa sul totale degli occupati lucani (circa 50 mila lavoratori): tra il 2008 e il 2012 con una perdita, in termini di introiti fiscali, pari a circa 1.174 euro l’anno per ciascun residente, e “il valore aggiunto del sommerso supera la quota di 1,5 miliardi di euro con una stima, limitata al gettito evaso, di circa 600 milioni di euro”.

I dati emergono da una ricerca dell’ufficio politiche territoriali della Uil: si tratta, hanno detto in una nota congiunta i segretari lucani della Uil e della Uila, Carmine Vaccaro e Gerardo Nardiello “di numeri teorici perché anche a seguito della diminuzione delle ispezioni in azienda, nell’ordine di un 30% l’anno, i numeri reali non si conosceranno mai”.

In riferimento alla morte, lo scorso 31 agosto, di una bracciante di 39 anni di Bernalda (Matera), la Uil ha evidenziato che “non basta una nuova legge di contrasto al lavoro nero in agricoltura per affrontare tutte le complesse questioni che riguardano le condizioni di lavoro e di salute degli operai e delle operaie impegnate nel duro lavoro nei campi”. Per il sindacato sono inoltre necessarie “misure eccezionali di contrasto al lavoro nero, e “in attesa che le indagini – hanno concluso Vaccaro e Nardiello – chiariscano se la donna soffrisse di particolari patologie che il caldo di questi giorni e il lavoro hanno accentuato, se queste patologie si sono aggravate nel tempo a causa del lavoro svolto, le condizioni stesse in cui la donna operava nelle campagne, dagli orari di lavoro al tipo di prestazione effettuata, dobbiamo intensificare l’attenzione, la lotta senza quartiere alla illegalità e la scelta di costruire insieme soluzioni alternative che consentano l’incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro e garantiscano ai lavoratori condizioni di lavoro al riparo da ogni rischio per la salute”.

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