Petrolio, De scalzi “ci impegnamo a fare meglio”. La replica di Paolo Castelluccio

 “Ritengo che per Eni la cosa migliore sia prendersi la responsabilità completa di tutte le sue difficoltà italiane e forse così si riesce a risolverne il 30-40% senza scaricare la responsabilità su nessuno. Sono dispiaciuto perché talvolta non siamo riusciti a fare le cose come si doveva farle. Ora la strada migliore è chiedere scusa fuori e lavorare in casa propria per fare tutto al meglio”. Così l’ad di Eni Claudio De Scalzi nell’ultimo forum organizzato dal Sole 24 in risposta ai giornalisti che gli hanno chiesto se le due esperienze del sequestro del centro Oli di Viggiano nel potentino e del ritardo sul progetto Tempa Rossa di Total, per una coda anche di Eni, destabilizzassero o mutassero la visione aziendale sull’attività estrattiva in Italia e se l’eni avesse l’intenzione di rimanere in Basilicata. Un approccio diverso, quello mostrato nel forum del Sole 24 ore, rispetto a quando, in un altro incontro, in riferimento alla perdita di greggio in Basilicata, parlò di fake news. Ad intervenire sul tema il vice presidente del Consiglio Regionale Paolo Castelluccio (Fi) il quale coglie anche altro “Nelle dichiarazioni del numero uno di Eni dice non c’è solo una prima importante ammissione di responsabilità nei confronti della comunità lucana ma anche riferimenti a progetti su gas, energie rinnovabili e chimica verde “ L’Eni – dice ancora Castelluccio – ha un debito pesante nei confronti della ValBasento dove ci sono ancora i segni evidenti del sogno chimico finito con il triste risveglio di migliaia di lavoratori e con un’area non a caso rientrante tra i siti italiani da bonificare per la presenza di attività altamente inquinanti. E’ qui che Eni deve dimostrare per usare le parole di Descalzi come intende “cambiare pelle” per rispondere a uno scenario profondamente mutato, complici anche la decarbonizzazione in atto e il crollo del prezzo del petrolio e visto che proprio in ValBASENTO esiste un progetto sulla chimica verde che prevede il coinvolgimento di strutture di ricerca della Regione, dell’Enea di Trisaia e dell’Università di Basilicata.

 

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