Uil: dati sull’occupazione sempre più allarmanti. Vaccaro: no a Jobs Act e Legge di Stabilità

Carmine Vaccaro - Uil Basilicata

Carmine Vaccaro – Uil Basilicata

POTENZA – “I dati sempre più allarmanti per l’occupazione in Basilicata contenuti nel Rapporto Excelsior-Unioncamere sul quarto trimestre 2014, diffusi da Unioncamere, rafforzano la nostra iniziativa contro il Jobs Act (nuove regole per il lavoro) e la Legge di Stabilità (decontribuzione e taglio Irap)”: lo sostiene la Uil Basilicata in un comunicato diffuso dal segretario regionale generale, Carmine Vaccaro.

Per il sindacato, “le norme sono tutte concentrate sulle imprese con interventi ‘quasi a pioggia’, le quali possono sommare, senza vincoli, sia il taglio Irap (strutturale), sia la decontribuzione per nuove assunzioni. Lo scenario per chi il lavoro ce l’ha specie se con contratti atipici, in calo del 24%, è preoccupante. Nel contempo, con la Legge Delega approvata, si amplia la casistica dei licenziamenti ‘indennizzati’ al posto della reintegra, con il contratto a tutele crescenti. Questo pone e porrà sempre più le lavoratrici e i lavoratori in una condizione di maggiore ‘sudditanza’ nei confronti dei datori di lavoro”.

La Uil, “al posto di tanti ‘bizantinismi’ – sottolinea Vaccaro – ritiene che i Decreti Legislativi dovrebbero prevedere, in caso di licenziamento illegittimo, che al lavoratore, oltre l’indennizzo, debba essere riconosciuto anche l’ammontare degli sgravi contributivi e fiscali goduti dall’azienda nel corso degli anni per quel lavoratore. In questo modo si renderebbe “meno conveniente” licenziare: dopo un anno di lavoro ad un dipendente licenziato andrebbero a titolo di ‘risarcimento’ tra i 10.500 euro ed i 15 mila euro, a secondo delle ipotesi dell’indennizzo; dopo 3 anni tra i 31.600 euro e i 34 mila euro; dopo 5 anni tra i 39 mila euro e i 43 mila euro. La proposta della Uil è mirata ad evitare che al danno (licenziamento ingiusto) si aggiunga anche la beffa (benefici da parte delle azienda ad assumere e licenziare). E si premierebbero – conclude il segretario lucano – quelle imprese che, utilizzando i generosi benefici, contribuissero, concretamente, all’aumento del lavoro di qualità”.

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