Feneal-Uil: “da rapporto Svimez nuova foto a tinte scure per l’edilizia”

EdiliziaPOTENZA – Il Rapporto Svimez sull’economia meridionale ci consegna una nuova fotografia a tinte scure sul comparto delle costruzioni: nel 2012, il valore aggiunto nel settore è sceso del 6,9% nel Mezzogiorno e del 6,1% nel Centro-Nord, aggravando la perdita del 2011 (rispettivamente -4,5% e -3,1%). Non va meglio sul fronte degli investimenti: dopo cinque anni consecutivi di risultati negativi in entrambe le ripartizioni, sono scesi nel 7% al Sud e del 6% nel Centro-Nord, a testimonianza degli effetti sfavorevoli della crisi economica nell’edilizia.

Non a caso dal 2007 al 2012 gli investimenti nelle costruzioni sono crollati al Centro-Nord del 21,2% e al Sud del 26,4%. In caduta anche i mutui erogati per l’acquisto di abitazioni, -46% in Italia, e nel Mezzogiorno va
ancora peggio: siamo vicini al -50% in Basilicata. In valori assoluti, nel 2012 sono stati erogati 26 milioni di euro in meno rispetto agli oltre 49 del 2011.

In calo anche l’occupazione, al Sud del 5,7%, pari a circa 30mila posti di lavoro, mentre il Nord segna -5,2%. Più colpiti i dipendenti, -5,4% al Sud, – 7,1% al Centro-Nord. In valori assoluti, in quattro anni, dal 2008 al 2012, nel settore sono andati persi oltre 218mila posti di lavoro, di cui circa 110mila, oltre il 50%, nel Mezzogiorno.

Sul fronte delle opere pubbliche, nel 2012 al Sud sono state bandite oltre 8mila gare per un importo complessivo di 7,7 miliardi di euro. A livello regionale, Sicilia e Campania hanno bandito più gare (rispettivamente 1.973 e 1.644) a fronte di 1,6 e 2,3 miliardi. Numero limitato e importi limitati in Basilicata. Va però rilevato che gli importi medi delle opere poste in gara al Sud nel 2012 restano ancora di circa il 70% inferiori a quelli rilevati nel Centro-Nord. Data la scarsità delle risorse pubbliche, negli ultimi anni si è affermato lo strumento del Partenariato Pubblico e Privato (PPP), arrivato a pesare nel 2012 per un quinto delle opere poste in gara e per il 39% degli importi. Nel Mezzogiorno oltre 1.200 gare sono state registrate con il PPP per un valore di 2,2 miliardi di euro, a fronte di 1.900 gare e 6,4 miliardi di euro nel Centro-Nord.

Nel 2012 la politica infrastrutturale a livello centrale si è fortemente concentrata sull’attuazione della “Legge Obiettivo”, mentre a livello regionale e locale si è basata sull’attuazione dei programmi finanziati dai Fondi europei e dalla programmazione di sviluppo regionale.

Nonostante le proposte di adozione della golden rule, che permetterebbe di escludere dalla disciplina di bilancio la spesa per investimenti, tra cui soprattutto le infrastrutture, in assenza di una profonda ristrutturazione della spesa pubblica sarà difficile recuperare risorse per investimenti nel settore.

Tanto più che in genere il settore è oggetto di riprogrammazione della spesa per evitare il non utilizzo delle risorse stanziate, per criticità strutturali come l’efficienza della PA e la pressione dell’illegalità.

Ancora, l’ultimo Programma Infrastrutture Strategiche (PIS) del Ministero dei Trasporti, aggiornato ad aprile 2013, prevede interventi per 231,6 miliardi. Di questi, risultano approvate dal CIPE opere per 126,6 miliardi, pari al 54,7% del totale previsto dal PIS, di cui disponibili 72 e da reperire 54,6 miliardi. Inoltre il 65% delle opere ultimate approvate dal CIPE è nel Mezzogiorno, cifra determinata dall’adeguamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, progetto che da solo copre il 37% dell’importo totale delle opere.

In base all’ultima indagine della Camera dei Deputati sulla “Legge Obiettivo”, le opere deliberate dal CIPE contenute nel programma localizzate nel Mezzogiorno sono il 42% del totale (81 su 190), con 24 opere ultimate contro le 17 del Centro-Nord, cosa che si spiega con i minori importi e dimensioni delle opere stesse.

Ma nel 2012, per la prima volta, il Centro-Nord ha superato il Sud in termini di importi complessivi delle opere ultimate: opere della “Legge Obiettivo” deliberate dal CIPE ammontano nel Centro – Nord a 47 miliardi, oltre sette volte l’importo destinato al Mezzogiorno, 5,7 miliardi.

Stessa prospettiva anche sul fronte della progettazione, per cui sono previste opere per 32 miliardi al Centro-Nord e solo per 8 al Sud. Nelle grandi infrastrutture quindi la pianificazione sta evidenziando un difetto di impostazione ai danni del Mezzogiorno che andrebbe corretto, anche attraverso l’individuazione di quattro settori chiave: porti (specializzazione degli scali, riduzione delle autorità portuali, misure di incentivazione e di attrazione di investimenti), aeroporti (razionalizzazione degli scali definiti regionali, potenziati con project financing), interporti (vantaggi fiscali, agevolazioni doganali, snellimento burocratico delle procedure) e ICT.

Si tratta dunque di cogliere le indicazioni della Svimez: nonostante l’esistenza di strumenti programmatici ormai ultra-decennali, le politiche infrastrutturali non vengono valorizzate pienamente nella loro funzione di rilancio della crescita, specialmente nel Mezzogiorno. In più, periodici rimodulazioni dei bilanci uniti alla scarsità delle risorse mettono a rischio gli impegni assunti in materia. In questo senso potrebbero essere adottati provvedimenti di finanza pubblica a tutela delle risorse programmate quali “un vincolo politico” sancito dal Parlamento che ne impedisca ulteriori rassegnazioni, a patto di mantenere una reale efficacia nella spesa.

Infine, un’azione coordinata e vigorosa per favorire la rigenerazione urbana può rappresentare un driver per le politiche di sviluppo, essendo quello delle costruzioni uno dei settori a maggiore intensità di lavoro e con impatti più significativi per l’economia italiana. La proposta SVIMEZ di un’Agenzia specifica per la rigenerazione urbana, quale coordinamento di un’attività di assistenza strategica, procedurale e tecnica vicina ai problemi del territorio ma indipendente da logiche localistiche, è sicuramente da approfondire.

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