Nicola Zingarelli. Bari celebra i cento anni dalla nascita del Vocabolario della lingua italiana

1917-2017: 100 anni dello Zingarelli. In 15 istituti scolastici, in 13 città italiane, un viaggio intorno alla parole per spiegare agli studenti il passato, il presente e il futuro del nostro idioma, tra inglesismi, neologismi e vocaboli perduti. Il vocabolario, quindi si racconta a scuola. E’ lo strumento che, da un secolo, registra i cambiamenti della lingua italiana. E’ lo specchio della società e rappresenta la storia dell’Italia attraverso le parole.

L’ultima edizione dello Zingarelli contiene 145mila voci e oltre 380mila significati. Circa 2.000 parole – ha spiegato il linguista Massimo Arcangeli – sono di uso frequentissimo, secondo i calcoli del linguista Tullio De Mauro, e costituiscono il “lessico fondamentale” della nostra lingua; se vi sommiamo 2.500 parole “di alto uso”, che anche chi è poco istruito riesce bene o male a capire, potremmo sostenere che la stragrande maggioranza degli italiani è in grado di comprendere circa 4.500 parole, che coprono poco più del 95% di tutto quel che normalmente diciamo. Per le persone di media cultura la quota delle parole comprese aumenta di diverse migliaia di unità: alle circa 2mila parole di terza fascia, dette “di alta disponibilità” se ne aggiungono moltissime altre, tra formali o raffinate, precise o specialistiche, gergali o regionali”.

Lo Zingarelli indica 5.500 parole dell’italiano fondamentale. Ma segnala anche 3.125 parole da salvare come fragranza, garrulo, solerte, voci che stanno cadendo in disuso perché si preferiscono dei sinonimi più comuni quali profumo, chiacchierone, diligente.

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