In un volume i reperti archeologici rinvenuti dagli scavi petroliferi di ENI in Basilicata (e Puglia)

I rinvenimenti archeologici emersi in seguito alle attività d’infrastrutturazione petrolifera dell’Eni hanno consentito di ridefinire la storia millenaria delle comunità locali, producendo risultati importanti in un ambito territoriale di particolare complessità, ma allo stesso tempo ancora poco esplorato: una descrizione, storica e antropica, contenuta nel libro “Energia e patrimonio culturale in Basilicata e Puglia” (a cura di Ada Preite), presentato nel pomeriggio, a Potenza.

All’incontro – moderato dalla giornalista Lucia Serino – hanno partecipato, accanto alla curatrice, il soprintendente Sapab della Basilicata, Francesco Canestrini, la direttrice del Polo museale della Basilicata, Marta Ragozzino, il direttore Upstream Eni Europa Centrale e Meridionale, Carlo Vito Russo, e Antonio De Siena (ex soprintendente per i Beni archeologici della Basilicata).

Nel 1999 l’Eni e la Soprintendenza hanno firmato un accordo (nell’ambito dei lavori infrastrutturali) per esplorare e tutelare i tesori nascosti con un eccezionale patrimonio archeologico: sono stati scoperti, nel corso degli anni, circa 150 contesti (dai paleosuoli neolitici del quinto millennio Avanti Cristo nella Val d’Agri, alle fattorie greche tra il Metapontino e l’area di Taranto).

Si tratta di un lungo lavoro di scavo – narrato nel volume frutto di un progetto dell’Eni e della Fondazione Enrico Mattei, e di studio – che “rappresenta – hanno spiegato i curatori – una delle prime importanti esperienze di archeologia preventiva, che conferma l’importanza di un binomio imprescindibile tra tutela e conoscenza”. (ANSA)