Plasmati e Akash di nuovo insieme nella mostra fotografica “Working clas(h)s”

1MATERA – E’ doppio il registro del titolo della nuova mostra che mette insieme due talenti del fotogiornalismo, il materano Gaetano Plasmati e il bengalese GMB Akash, quest’ultimo già insignito del prestigioso del World Press Photo, presentata nella sala da té di Casa Diva, a Matera, e visitabile nella galleria di Porta Pepice, in via delle Beccherie 55.

“Working class” o “Working clash”, perché c’è una classe che lavora ma che al contempo, nel mondo, col lavoro si scontra e a rimetterci è la dignità del lavoratore.

Nei 50 scatti esposti, frutto di un lavoro svolto nel mondo intero da entrambi a cavallo degli ultimi 15 anni, Plasmati e Akash si avventurano proprio in dei “viaggi attraverso la dignità”, come recita il sottotitolo, di chi, “vivendo in condizioni di guerra o povertà, ha ormai rinunciato per sempre all’affermazione dei propri diritti abdicando a favore di un’esistenza in bilico”. Si tratta di scorci, o più brutalmente di squarci, aperti su mondi fatti di solitudine e, spesso, di umiliazione ma animati da una tenacia sorprendente, che sono soltanto apparentemente lontani da noi, perché il Nord e il Sud del globo, il suo Est e il suo Ovest, in questo caso finiscono tristemente col combaciare, visto che i diritti umani stanno scolorendo un po’ ovunque, che sia nella Cina o nell’India che si stanno affermando o nell’Europa che va verso il declino uccisa dalla cultura consumistica che essa stessa ha alimentato.

Una riflessione in immagini curata da Maristella Trombetta, docente di Estetica e Storia della Critica d’Arte presso l’Università degli Studi di Bari, che, senza cercare il sensazionalismo, colpiscono cuore e mente allo stesso momento e inducono ad una sola domanda: “dove stiamo andando?”, la quale richiederebbe una risposta dai governi che muovono il mondo, che puntualmente tarda ad arrivare fagocitando bambini, sfruttati tra i più deboli, e giovani, in costante mobilità alla ricerca di un futuro migliore anche nei cosiddetti “paesi civili”.

Ancora un prestigioso tassello culturale tra gli eventi materani, se pur ignorato dall’establishment istituzionale, e nel curriculum di due fotografi straordinari che, pur vivendo agli antipodi sul piano geografico, riescono a condividere fraternamente una missione: raccontare la verità attraverso i propri occhi, sempre e comunque.

 

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