Il rito dei Campanacci di San Mauro, il percorso delle cantine e i tre giri

Campanacci San MauroSAN MAURO FORTE (MATERA) – Cantina che vai, prodotto tipico che trovi: dalla pastorale, agli arrosti, al pane tipico di zona. E naturalmente tanto buon vino. È quello che accade attraversando la strada, che tutti a San Mauro definiscono il percorso delle cantine. Ed è proprio questo, il momento delle cantine, uno di quelli che maggiormente caratterizzano la suggestiva sagra dei Campanacci. Ovviamente non è l’unico. Nei giorni della sagra, che ha vissuto ieri i suoi momenti principali, tradizioni, riti e ritualità si fondono, dando vita ad una potente miscela di significati storici e richiami che potremmo far risalire alla cultura greca e a quella araba. Entrambe fortemente incentrate sui valori della ospitalità e dell’offerta. Si tratta solo di una percezione o di una intuizione e lasciamo, ovviamente che siano storici ed antropologi a dire l’ultima parola. Ma l’atmosfera che si crea a San Mauro Forte, con la sagra dei Campanacci, riporta davvero indietro nel tempo, al di là di barriere e steccati storici, ideologici e religiosi. Un intero paese in cantina, dove i sanmauresi si ritrovano per pranzare, prima di prepararsi alle sfilata, con indosso gli abiti della tradizione. Le stradine del borgo cominciano ad animarsi già all’imbrunire, quando le squadre dei liberi suonatori, uomi e donne, di tutte le età, iniziano il vero e proprio rito, per andare avanti fino a tarda notte, quando il suono del tradizionale campanaccio ivade e permea tutto l’abitato. Lo scopo è quello atavico di scacciare il male e di attirare la buona sorte, su raccolto e bestiame, attraverso un movimento ripetuto ed incessante, che fa scoccare il campanaccio e che rimanda agli antichi riti della fertilità e della procreazione. Tutto culmina, non a caso, anche qui nei famosi tre giri, quelli che tutti i suonatori compiono intorno alla chiesa che ospita l’incona Sant’Antonio Abate, patrono del bestiame e dei maiali, in particolare.