Balconi e quartieri di Matera nella mostra foto-antropologica di Gerardo Fornataro

La locandina della mostra

MATERA – Una panoramica in 23 scatti sui balconi e i quartieri di Matera, da quelli storici, partendo dai Sassi per arrivare agli agglomerati urbani degli anni ’50 che hanno fatto storia nell’architettura, fino ai contemporanei, forse meno memorabili rispetto ai primi ma pur sempre un segno dei tempi. E’ quella che propone “Il balcone e il quartiere”, la mostra fotografica del giovane materano, ma già internazionale, Gerardo Fornataro, allestita negli spazi ipogei di Palazzo Viceconte, in occasione del Festival dell’Arte, dell’Antropologia e delle Scienze in programma, nello stesso luogo, fino al 20 novembre. L’allestimento in immagini, che invece resterà visitabile fino al 30 novembre, ogni giorno, gratuitamente, dalle 16 alle 20 e la domenica anche dalle 10 alle 13, è introdotto dai testi dell’architetto Gigi Acito, anch’egli materano e profondo conoscitore del tessuto urbanistico cittadino e della sua evoluzione, cui fanno riferimento i suoi cenni e le sue considerazioni. Il concept alla base del percorso fotografico di Fornataro, però, esula dagli schemi prettamente architettonici materani – dei quali resterebbe comunque uno specchio diverso dall’iconografia con cui fino ad oggi sono stati rappresentati – per ambire ad un approccio più antropologico alla città, in linea con l’iniziativa che l’ingloba, incentrata sul tema delle mappe e delle pratiche del mappare. L’autore, in questo caso, col suo sguardo puntato su alcuni balconi e diversi quartieri della città, scelti a campione con l’intento di rappresentarla tutta, ha voluto effettuare una mappatura antropologica che metta in evidenza, attraverso l’evoluzione delle forme, delle linee e dei particolari umani che le arricchiscono, i mutamenti di una società: dal vicinato al quartiere popolare alla zona residenziale. Non a caso la foto in sé è poco estetica e più asservita allo spirito di osservazione, nudo e crudo, che la tradizione etnografica, propria dell’antropologia, impone. E Fornataro ci riesce, dimostrando innanzitutto quanto l’evoluzione del quartiere, a Matera, è stata inversamente proporzionale al radicamento della presenza umana, non in senso abitativo ma di socializzazione. Spunti di riflessione preziosi destinati ad ampliarsi, visto che questo lavoro, come spiega il giovane Fornataro, potrebbe proseguire per portare ad uno studio nuovo e ad una pubblicazione che sarà sicuramente interessante possedere, soprattutto per chi a Matera ha il compito di pianificare, o di costruire l’immagine di città candidata a Capitale europea della Cultura.

 

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