Caso Parabita, dopo le minacce la petizione: “Salento casa nostra, non di Cosa nostra”

Una petizione contro le minacce di stampo mafioso nei riguardi di Marco Cataldo, ex candidato sindaco di Parabita, nella provincia di Lecce. Ha ritirato la candidatura dopo aver ricevuto pesanti minacce, come manifesti funebri e proiettili. “Il salento è casa nostra, non di Cosa nostra” è il titolo della raccolta firme partita on line, con tanto di appello: “Il caso Parabita porti a una mobilitazione di piazza”, si legge in primo piano nel link. Appello alle istituzioni e alla società civile,a chiunque senta addosso la minaccia asfissiante di questa mala vigliacca, che si nasconde nei Palazzi e manda in giro i suoi manovali a recapitare e confezionare minacce. Noi – è evidenziato nel testo di Civica Lecce – ci mettiamo la faccia”.

Una chiamata a partecipare alla manifestazione prevista per le 11 del primo maggio, davanti a Palazzo di città, Comune già commissariato per mafia. I cui commissari pure sono stati oggetto di minacce. Quello che è accaduto, si legge ancora nel testo della petizione, “Non è un problema di Marco Cataldo. È un problema nostro, di ognuno di noi, nessuno escluso”.

“Ogni dimissione, ogni candidatura ritirata a causa di questi spregevoli atti è una sconfitta per lo Stato di diritto e per la democrazia”, commenta Avviso Pubblico – Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie.

“È urgente ricucire, ricostruire e pacificare la comunità – ha detto il vescovo della Diocesi di Nardò Gallipoli, monsignor Fernando Filograna, ieri sera durante la messa celebrata nella chiesa Madre – Che senso ha – ha aggiunto, interrogando le coscienze – fare festa alla Madonna, addobbare le strade a festa, spendere tante risorse, pensare al semplice svago e divertimento, quando il tessuto sociale è così ferito e inquinato?”.

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