Randagismo. Governo impugna legge regionale lucana

Gandhi diceva che “la civiltà di un popolo si riconosce per come tratta i suoi animali”. Più propriamente entro i nostri confini, fa discutere la legge emanata lo scorso novembre dal Consiglio regionale della Basilicata che conferisce alle Aziende sanitarie locali il compito di sopprimere cani e gatti entro cinque giorni dalla raccolta in strada, in mancanza di una denuncia di smarrimento o sottrazione al servizio veterinario e alle forze dell’ordine.

La norma è stata impugnata di recente dal governo con soddisfazione della LAV, associazione animalista che ha parlato di spregio delle normative nazionali che dal 1981 vietano la possibilità di “uccidere i cani e gatti randagi”.

A quanto pare, infatti, il provvedimento emanato in terra lucana si troverebbe in contrasto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute, in violazione dell’art. 117 della Costituzione. Ed ancora, la legge 281 del 1991 ha stabilito una serie di garanzie per la tutela e la salvaguardia dei cani e degli altri animali di affezione, prevedendo che i gatti liberi e i cani vaganti ritrovati, catturati o comunque provenienti da canili non possono essere soppressi a meno che non siano gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. Oltre l’aspetto legislativo, la responsabile LAV animali familiari, Ilaria Innocenti, ha rimarcato l’etica calpestata dall’Ente regionale, che in modo inaccettabile e ingiustificabile fa pagare con la vita la crudeltà dell’abbandono da parte dell’uomo.

In attesa che si pronunci la Corte Costituzionale, rivolto un invito ai presidente e consiglieri eletti il prossimo 24 marzo: emanare politiche di tutela ed efficacia per il contrasto del randagismo. La mattanza proprio “non s’adda fare”.

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