“Siamo i figli dell’acciaio”: è il grido dei tarantini ai funerali di Angelo Fuggiano

“Consegnato alla morte, straziato dai tormenti. Come Cristo sulla croce, così Angelo ha subito il flagello. Nel periodo più bello della vita, quando cominciano a realizzarsi i sogni della famiglia, dei figli”. Mons. Alessandro Greco, vicario del vescovo, attualizza il vangelo del venerdì santo. “Ai piedi della croce, i genitori ed il fratello di Angelo Fuggiano, e la compagna”. Poi la comunità tutta, e le autorità.

Queste esequie – prosegue – non sono le prime né le uniche, ma speriamo siano le ultime. La Chiesa, la società civile, le imprese abbiano l’unico obiettivo del rispetto della persona, perché ciascuno possa realizzare i suoi sogni e se stesso. No all’economia dell’esclusione, no al denaro che governa invece di servire”.

In questi giorni tutti parlano di Ilva, in Italia e all’estero, – si legge nel messaggio del vescovo mons Filippo Santoro – ma vorrei che ogni discorso ripartisse da qui, da questa Pietà tutta tarantina, per rendere giustizia ad Angelo e a tutte le vittime del lavoro, per comprendere la sofferenza di una città che ha bisogno di certezze, che ha diritto alla vita”. Una città che di morti, tra malattie e incidenti sul lavoro, troppi ne ha pianti. “Siamo figli dell’acciaio”, urla un uomo nella folla, a pochi passi dalla bara. Icona di un dolore che va oltre il lutto. Un dolore misto a rabbia e senso di abbandono.

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