Petrolgate lucano, processo rinviato al 26 febbraio

Recente protesta dei comitati e gruppi ambientalisti all’esterno del Palazzo di Giustizia a Potenza

Riprenderà il prossimo 26 febbraio il processo Petrolgate che vede imputate 47 persone e dieci società inclusa l’Eni, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sul traffico illecito di rifiuti e presunte corruttele sugli appalti che interessano le estrazioni petrolifere in Basilicata. Al Tribunale del capoluogo, l’udienza delle score ore è stata contraddistinta da alcuni difetti di notifica, a cui si sono aggiunte altre eccezioni, rinviando ogni decisione.

Restano appese, dunque, le richieste al collegio da parte dei PM Francesco Basentini e Laura Triassi di poter ammettere due nuove prove accusatorie: le analisi ARPAB del settembre 2017 sulla presenza sospetta di additivi nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2 in Val d’Agri e della lettera testamentaria – emersa dalla Procura di Asti e definita vero e proprio dossier – scritta dall’ex responsabile del COVA di Viggiano, Gianluca Griffa. Una ricostruzione e relative denunce su presunte anomalie nell’impianto di proprietà della multinazionale del cane a sei zampe. Griffa, in particolare, riportò sversamenti di greggio appena lavorato dai serbatoi già nel 2012, ovvero circa 4 anni prima delle 400 tonnellate poi scoperte in un pozzetto del Consorzio Industriale. Informò i carabinieri di Viggiano e la polizia mineraria del Ministero dello Sviluppo Economico. L’anno dopo, però, si tolse la vita dopo un periodo di contrapposizioni con i vertici del Distretto Meridionale di Eni.

Intanto, all’esterno del Palazzo di Giustizia, un gruppo di manifestanti riconducibili ad associazioni, comitati ambientalisti e gruppi politici ha promosso un sit in per chiedere “verità sulle estrazioni”.

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